Paura della democrazia

Per Eugenio Scalfari, che vede finalmente realizzarsi il pronostico sulla caduta di Silvio Berlusconi che ripete da circa diciassette anni, “la via delle elezioni anticipate non è praticabile”. Perché mai? Perché, secondo Scalfari, la sconfitta del centrodestra sarebbe “inevitabile e catastrofica”, il che induce a pensare che i leader di questi partiti che invece le propongono sarebbero dei mentecatti, e poi perchè “l’Italia non si può permettere due mesi di campagna elettorale” con effetti pesanti sul servizio del debito pubblico.
11 AGO 20
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Per Eugenio Scalfari, che vede finalmente realizzarsi il pronostico sulla caduta di Silvio Berlusconi che ripete da circa diciassette anni, “la via delle elezioni anticipate non è praticabile”. Perché mai? Perché, secondo Scalfari, la sconfitta del centrodestra sarebbe “inevitabile e catastrofica”, il che induce a pensare che i leader di questi partiti che invece le propongono sarebbero dei mentecatti, e poi perchè “l’Italia non si può permettere due mesi di campagna elettorale” con effetti pesanti sul servizio del debito pubblico.
Dunque la tesi, sostenuta fino a poche ore fa che il problema italiano era solo Berlusconi e che una volta toltolo di mezzo tutto si sarebbe magicamente risolto, viene abbandonata precipitosamente, insieme alle lodi per la decisione di José Luis Rodríguez Zapatero di indire elezioni anticipate (potere che in Spagna spetta al presidente del governo). Al termine di una complessa e un po’ contorta descrizione d’uno scenario “obbligato” in cui il governo viene consegnato ai tecnocrati e il Pdl ha “il dovere” di appoggiarlo perché altrimenti sarebbe esposto a imboscate parlamentari, Scalfari ha concluso il suo articolo domenicale cantando l’inno nazionale, come le soubrettes che terminavano l’esibizione avvolgendosi nella bandiera. L’Italia s’è desta! Applausi.
Ma nell’Italia di Scalfari campeggiano banchieri e funzionari internazionali, si stringono intese di vertice e si mettono in atto complesse manovre di palazzo, ma non si vede quale ruolo spetti agli Italiani, se non quello di essere vittime dei governi che a Scalfari non piacciono e che invece applaudiranno alle misure di rigore, compresa la riforma delle pensioni e dei licenziamenti, solo perchè ora sarebbero adottate da un governo diverso.
La difficoltà di rapporto dei mentori mediatici della sinistra con la democrazia e con la sovranità popolare non è peraltro una specialità esclusiva del fondatore di Repubblica. Fabio Fazio, per esempio, intervistando il ministro degli Interni, obiettava all’indicazione di Roberto Maroni per un ricorso al voto con l’argomento che “non è il momento”.
Già, a quanto pare quando i tempi sono difficili e i problemi ardui, è meglio che il popolo si faccia da parte, che i principi di rappresentatività vengano dimenticati, che si deleghi la decisione a chi non ha mai ricevuto un mandato elettorale, magari attribuendo al presidente della Repubblica il peso di una scelta così discutibile. L’idea che vengano prospettate agli elettori le diverse proposte per superare le difficoltà, con i loro costi sociali e i risultati economici attesi, lasciando a loro di scegliere esercitando la sovranità che la Costituzione riconosce al popolo, pare non riscuota alcun consenso proprio in quelli che si considerano i più strenui difensori della Costituzione.