Moralismo fiscale addio
Non è più il tempo dei buoni propositi sortiti dalla crisi del 2007-2008. Allora i toni contro i paradisi fiscali erano violenti, basti pensare a quanto diceva il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, che voleva distruggere le piazze offshore “a colpi di dinamite”. Anche il G20 a Londra era stato chiaro: “L’epoca dell’opacità” era finita, si disse, d’ora in poi i “cittadini di uno stato che è un paradiso fiscale si sentiranno sempre meno al sicuro”. L’Ocse stilava liste di proscrizione, dal bianco degli Stati Uniti al nero di Costa Rica, Malesia, Filippine e Uruguay. Allora gli intenti erano soprattutto moralistici, si cercavano capri espiatori banali.
11 AGO 20

Non è più il tempo dei buoni propositi sortiti dalla crisi del 2007-2008. Allora i toni contro i paradisi fiscali erano violenti, basti pensare a quanto diceva il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, che voleva distruggere le piazze offshore “a colpi di dinamite”. Anche il G20 a Londra era stato chiaro: “L’epoca dell’opacità” era finita, si disse, d’ora in poi i “cittadini di uno stato che è un paradiso fiscale si sentiranno sempre meno al sicuro”. L’Ocse stilava liste di proscrizione, dal bianco degli Stati Uniti al nero di Costa Rica, Malesia, Filippine e Uruguay. Allora gli intenti erano soprattutto moralistici, si cercavano capri espiatori banali. Oggi, nonostante i casi molto pubblicizzati dell’ex ministro del Bilancio Cahuzac e dell’ex tesoriere di François Hollande, Jean-Jacques Augier, dopo l’“Offshoreleaks”, i singoli casi e le vicende personali non dovrebbero più interessare. Importa piuttosto che i paradisi fiscali sottraggono troppe risorse al sistema: le somme che fuoriescono dai canali ufficiali per migrare verso piazze opache sono l’equivalente del pil del Giappone e degli Stati Uniti insieme: troppo, di questi tempi. E così da ideologico il tema, perlomeno nelle cancellerie, diventa pragmatico. Due anni fa il rapporto del Fmi “Banchieri sulla spiaggia” sottolineava che i costi sulla società di questi paradisi sono troppo elevati. Nessuna morale; semplicemente, come ha detto ieri il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, a proposito di Cipro, quello attuale “è un modello di business che non ci piace e non funziona”. Non sarà materia da copertine patinate, ma questa è l’unica verità non morbosa che dovrebbe stare a cuore.