Meno manette

L’affermazione di Giuliano Pisapia alle primarie milanesi della coalizione di centrosinistra è stata commentata soprattutto per il suo senso politico, cioè per la sconfitta del candidato sostenuto dalle segreterie democratiche, da quella nazionale a quelle locali. Questo aspetto, senza dubbio rilevante, ha sottolineato i problemi degli sconfitti e così ha un po’ messo in ombra le caratteristiche specifiche del vincitore. Pisapia è stato descritto come una specie di Vendola ambrosiano.
11 AGO 20
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L’affermazione di Giuliano Pisapia alle primarie milanesi della coalizione di centrosinistra è stata commentata soprattutto per il suo senso politico, cioè per la sconfitta del candidato sostenuto dalle segreterie democratiche, da quella nazionale a quelle locali. Questo aspetto, senza dubbio rilevante, ha sottolineato i problemi degli sconfitti e così ha un po’ messo in ombra le caratteristiche specifiche del vincitore. Pisapia è stato descritto come una specie di Vendola ambrosiano, il che trascura la sua personale vicenda politica e culturale, quella, prima di tutto, di un giurista garantista di sinistra. Nel libro scritto con il procuratore veneziano Carlo Nordio, “In attesa di giustizia”, aveva avanzato ipotesi di riforma del processo penale basate sull’eguaglianza tra accusa e difesa, mentre come presidente della commissione Giustizia del Parlamento ha puntato a stemperare le punte giustizialiste che albergavano nello schieramento di centrosinistra.

Il garantismo, d’altra parte, è un elemento rilevante della sinistra non comunista in tutto il mondo, nasce dalla convinzione che un sistema giudiziario opaco e autoreferenziale danneggia soprattutto i più deboli. I dirigenti del Pd non hanno voluto o saputo valorizzare questo orientamento di Pisapia, e ora che ha vinto le primarie hanno annunciato la remissione del mandato di partito, affermando che la loro impostazione riformista non è stata compresa. A Milano in particolare, invece, la prova del riformismo sta nell’abbandono della sindrome dei manettari, che comincia a dare qualche segno di stanchezza persino in procura (vedi la nomina di un moderato come Edmondo Bruti Liberati alla procura di Milano).

Non è possibile dire se le posizioni garantiste
di Pisapia abbiano contato di più, nel suo successo, dell’appoggio dell’estrema sinistra, oppure se sia stata decisiva la volontà dell’elettorato democratico di segnalare una distanza da dirigenti considerati inadatti. Anche se il segnale è multiforme e quindi un po’ confuso, resta il fatto che una personalità politica con un profilo preciso ha prevalso. Che questo abbia scombinato qualche gioco di alleanze costruito a tavolino, in fondo, è un aspetto secondario. Se poi il Pd saprà far tesoro di questa salutare lezione, tanto meglio.