La risposta che serve alla Lega

Nella Lega, la delusione per l’esito del voto amministrativo assume il carattere di una specie di protesta nei confronti dell’alleato di governo, in cui si confondono elementi di segno diverso e persino contraddittori. La contestazione dello stile troppo acceso della campagna elettorale berlusconiana, tutt’altro che infondata, si confonde con la simmetrica contestazione da parte dei militanti, dello stile “nazionale” e moderato assunto nell’ultima fase da Umberto Bossi. In effetti in qualche occasione la competizione tra alleati ha assunto il carattere di un reciproco mimetismo, che alla fine ha danneggiato ambedue.
11 AGO 20
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Nella Lega, la delusione per l’esito del voto amministrativo assume il carattere di una specie di protesta nei confronti dell’alleato di governo, in cui si confondono elementi di segno diverso e persino contraddittori. La contestazione dello stile troppo acceso della campagna elettorale berlusconiana, tutt’altro che infondata, si confonde con la simmetrica contestazione da parte dei militanti, dello stile “nazionale” e moderato assunto nell’ultima fase da Umberto Bossi. In effetti in qualche occasione la competizione tra alleati ha assunto il carattere di un reciproco mimetismo, che alla fine ha danneggiato ambedue. Sarebbe però superficiale considerare il dilemma della Lega come mera conseguenza di incomprensioni con il Popolo della libertà. Collaborando al governo del paese da posizioni di grande responsabilità, dagli Interni al Lavoro all’Agricoltura, la Lega ha assunto gradualmente una funzione nazionale e generale, che è un’evoluzione specifica della sua natura “nordista”.
Concretamente, nata dalla difesa localistica e tradizionalista, la Lega tende oggi a esprimere la funzione attuale del Nord, che è nazionale e internazionale. Così, quando Umberto Bossi lamenta le prepotenze francesi, lo fa esprimendo un’interpretazione dell’interesse nazionale, non di quello “padano”. E’ anche merito di Silvio Berlusconi che la Lega sia cresciuta in questa direzione, invece di seguire il percorso inverso del rivendicazionismo territoriale (come accade alla maggior parte delle formazioni a base territoriale parziale negli altri paesi europei).
Una delle conseguenza di questa crescita è la competizione interna alla coalizione anche su temi, come la politica internazionale, che una volta per la Lega era semplicemente argomento di agitazione. Il rientro nella dimensione angustamente localistica, invocato da alcuni come un “ritorno alle origini”, in sostanza propone una limitazione della funzione politica della Lega, una sua connotazione monotematica federalista, che potrebbe essere giocata su più tavoli e con diverse alleanze. E’ un’ipotesi regressiva ma non impossibile, che rappresenta l’alternativa di un dilemma politico non fittizio e non solo propagandistico.