La pugnalata alla schiena

Gli spagnoli non hanno preso bene le critiche alla loro situazione economica espresse da esponenti del governo italiano. Mario Monti ha smentito di aver attribuito alla situazione spagnola la nuova ondata di crescita degli spread, ma intanto Corrado Passera ribadiva che la causa del surriscaldamento viene da Spagna e Germania. Mentre i governi di Roma e di Madrid cercano di gettare, un po’ tardivamente, acqua sul fuoco, nell’opinione pubblica la polemica si accende.
11 AGO 20
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Gli spagnoli non hanno preso bene le critiche alla loro situazione economica espresse da esponenti del governo italiano. Mario Monti ha smentito di aver attribuito alla situazione spagnola la nuova ondata di crescita degli spread, ma intanto Corrado Passera ribadiva che la causa del surriscaldamento viene da Spagna e Germania. Mentre i governi di Roma e di Madrid cercano di gettare, un po’ tardivamente, acqua sul fuoco, nell’opinione pubblica la polemica si accende. Sui giornali spagnoli si parla di una “pugnalata alla schiena” da parte dell’Italia, con un’allusione neppure troppo velata a quella inferta alla Francia nel giugno del 1940. Il governatore della Banca di Spagna, nel frattempo, ha ribaltato le accuse sostenendo che è stato l’annacquamento della riforma del mercato del lavoro subìto dal governo italiano – che avrebbe ceduto alle pressioni della Cgil – la ragione vera della nuova tempesta che colpisce i debiti sovrani delle due grandi penisole mediterranee.
E’ difficile e tutto sommato inutile stabilire chi abbia ragione o torto. I governi hanno l’interesse a spiegare che le cause delle difficoltà vanno attribuite a fenomeni di cui non sono responsabili, ma in questo modo contribuiscono ad accentuare le perplessità degli investitori, con danni per tutti. Se anche da un punto di vista “tecnico” la ragione fosse dalla parte dei ministri italiani, le loro esternazioni restano un errore politico abbastanza grave. C’è un interesse comune a un allentamento della morsa dei mercati, alimentata dall’inflessibilità tedesca, come è stato messo in chiaro nella lettera del mese scorso firmata da vari paesi, Italia e Spagna in testa. Mettersi ora a battibeccare come i polli di Renzo vanifica quell’azione politica, che è certo più rilevante delle opinioni sui tecnicismi di mercato. L’Italia certo non vuole pugnalare la Spagna, ma se dà quest’impressione va a cercarsi inutilmente guai e inimicizie di cui non ha certo bisogno.