Impeccabile Napolitano
La situazione di stallo politico, con una maggioranza che non è più tale e un’opposizione che non è ancora un’alternativa credibile, che accompagna una situazione gravissima sul piano della credibilità finanziaria, conferisce al Quirinale, arbitro della situazione in base al dettato costituzionale, una responsabilità eccezionale.
11 AGO 20

La situazione di stallo politico, con una maggioranza che non è più tale e un’opposizione che non è ancora un’alternativa credibile, che accompagna una situazione gravissima sul piano della credibilità finanziaria, conferisce al Quirinale, arbitro della situazione in base al dettato costituzionale, una responsabilità eccezionale.
Per fortuna al Quirinale c’è Giorgio Napolitano, una personalità che si è assunta l’onere di fornire e quasi di incarnare la garanzia sulla solidità della struttura economica italiana e sull’attendibilità delle istituzioni (e la mossa di nominare senatore a vita Mario Monti va nella direzione di dimostrare a tutti che ogni strada è possibile) e che non si fa distrarre da questo compito oneroso dalle pressioni interessate che gli vengono da chi, soprattutto all’opposizione, sembra voler strumentalizzare anziché risolvere la crisi in atto.
Napolitano, dopo aver concertato con Silvio Berlusconi la risposta alla nuova situazione parlamentare, che prevede l’approvazione delle misure richieste dalle autorità europee attraverso l’emendamento alla legge di stabilità e la successiva apertura della crisi di governo, ha ricordato che non si può tradire o ribaltare il mandato elettorale che ha inaugurato la legislatura. Ieri, di fronte a un nuovo aggravamento dell’attacco al debito italiano, ha ammonito le forze politiche sull’esigenza che “cadano troppe chiusure e vecchi tabù, si crei un clima di confronto più aperto e obiettivo, ancorato ai problemi reali della società e dello stato e alle loro possibili soluzioni”.
E poi in serata il presidente della Repubblica ha tenuto il punto e con una nota ufficiale ha ricordato che “si svolgeranno immediatamente e con la massima rapidità le consultazioni da parte del presidente della Repubblica per dare soluzione alla crisi di governo conseguente alle dimissioni dell’onorevole Berlusconi” e che “entro breve tempo o si formerà un nuovo governo che possa con la fiducia del Parlamento prendere ogni ulteriore necessaria decisione o si scioglierà il Parlamento per dare subito inizio a una campagna elettorale da svolgere entro i tempi più ristretti”. E’ proprio su questo tasto, confronto con i dati concreti della realtà e ricerca comune e senza pregiudiziali o preclusioni ideologiche, che Napolitano batte con tenacia, convinto che solo passando per questa strada obbligata si può giungere a individuare il percorso per affrontare sia la crisi economica che quella politica.
Sul terreno delle urgenti scelte di risanamento economico e di riforma di alcuni assetti arrugginiti del sistema sociale, dalla previdenza al mercato del lavoro, Napolitano insiste perché gli impegni assunti con l’Europa vengano onorati il più presto possibile. Ha voluto esaminare a lungo il testo dell’emendamento alla legge di stabilità, probabilmente per verificarne l’aderenza agli impegni sottoscritti e alle nuove esigenze che sorgono dall’aggravamento delle ultime ore. Piaccia o non piaccia, questa è la realtà: per recuperare fiducia sui mercati è necessario avviare subito le riforme concordate, con un iter parlamentare ultra-rapido e possibilmente un’ampia convergenza parlamentare. Anche la situazione politica va affrontata con realismo.
Napolitano ha annunciato che dopo un tentativo di dar vita in tempi rapidissimi a un nuovo governo, se si verificherà che su questa opzione non esiste un consenso ampio, si andrà altrettanto rapidamente allo scioglimento delle Camere. Napolitano non si metterà a fare la levatrice di astruse combinazioni politiche, come fece a suo tempo il suo predecessore Oscar Luigi Scalfaro. Non accetterà che venga stravolto il mandato elettorale. Il che sembra indicare che, sentiti i partiti e i presidenti delle assemblee, conferirà immediatamente un incarico, probabilmente esplorativo a una personalità istituzionale, cui spetterà di verificare convergenze e divergenze, senza dilazioni e senza oscuri giochi di Palazzo.
Anche in questo caso a guidare le scelte di Napolitano è un principio di realismo e di concretezza. Serve una decisione rapida, un’assunzione esplicita di responsabilità da parte delle forze politiche, nel rispetto dei dati di fondo della sovranità popolare e anche dei rapporti di forza parlamentari. La pressione esercitata a favore di soluzioni tecnocratiche da varie cattedre più o meno autorevoli trova nel Quirinale un limite, una consapevolezza ferma del valore permanente dei princìpi della democrazia politica, che debbono essere gestiti in modo agile e non paralizzante, specialmente di fronte a una situazione così grave, ma non abbandonati in nessun caso. Se tutto il paese guarda con fiducia al Quirinale, è perché sa che da lì non si decamperà mai da una prassi di imparzialità e da una difesa del principio costituzionale della sovranità popolare.