Il tramonto dell’élite sul Tamigi
Londra. Per i vincitori della “Boat Race” sul Tamigi fra i canottieri di Oxford e Cambridge non ci sono premi, l’onore ripaga con gli interessi un anno di allenamenti e sacrifici. Battere un avversario tradizionale che lotta sul pelo dell’acqua in modo fiero e “fair”, senza l’ombra di uno scopo meschino e nemmeno borghese, gratificati soltanto da una gloria cavalleresca e anche snob è il senso dell’annuale contendere fra le due università rivali dell’élite inglese.
11 AGO 20

Londra. Per i vincitori della “Boat Race” sul Tamigi fra i canottieri di Oxford e Cambridge non ci sono premi, l’onore ripaga con gli interessi un anno di allenamenti e sacrifici. Battere un avversario tradizionale che lotta sul pelo dell’acqua in modo fiero e “fair”, senza l’ombra di uno scopo meschino e nemmeno borghese, gratificati soltanto da una gloria cavalleresca e anche snob è il senso dell’annuale contendere fra le due università rivali dell’élite inglese. Quest’anno però, nella 158esima edizione della gara, la gloria si è spezzata, l’onore è stato scalfito, l’aura nobiliare è stata oscurata, e persino le bottiglie di champagne con cui i vincitori solitamente festeggiano sono rimaste sigillate. Sabato lungo quelle quattro miglia di fiume deputate alla gara più importante dell’anno è affiorato Trenton Oldfield, un barbuto australiano di 35 anni, una specie di striker con la muta che ha nuotato di soppiatto fino al centro del fiume, proprio dove passavano le imbarcazioni di Oxford e Cambridge, per interrompere la gara. Si è inabissato come un cormorano quando le aguzze pale dei remi stavano per travolgerlo, ed è uscito dall’acqua illeso e raggiante per aver raggiunto il suo scopo: interrompere il tradizionale sfoggio di elitarismo britannico. Oldfield aveva pubblicato on line un saggio dalla dubbia consistenza filosofica per spiegare come dall’élite non possano discendere altro che tirannia, oppressione e ingiustizia sociale, e lui stesso aveva fatto parte per quattro anni del circolo dell’educazione privata, linea di demarcazione fra il bene e il male. Poi aveva abbandonato quel mondo per raggiungere lidi lontani dalle gare di canottaggio e dalle divise tradizionali, e si è arrovellato nel suo risentimento covando il progetto se non di distruggere almeno di disturbare la sua espressione più pregnante a livello simbolico. Su Twitter ha spiegato sinteticamente ogni cosa: “In questo grave deficit di democrazia è stato necessario trovare nuove forme di protesta, e se è arrivato il tempo di andare in galera, così sia”.
E dove non ha potuto il nuotatore rivoluzionario, subito accompagnato in questura dai poliziotti appostati sulla riva, ci ha pensato un destino beffardo nascosto fra le acque placide del Tamigi. Gli arbitri hanno fatto riprendere la gara dal punto in cui era stata interrotta. Ma la “Boat Race” non è una gara che si può interrompere a piacere, è un rituale preparato con cura scientifica, i colpi di pagaia sono contati, il ritmo dell’incedere viene scandito come un’ossessione nelle menti dei vogatori per un anno intero. Le quattro miglia della gara sono l’estrema propaggine di una sfida incessante. Così, poco dopo essere ripartite, le imbaracazioni si sono avvicinate troppo l’una all’altra, i remi si sono drammaticamente scontrati e da un remo di Oxford si è staccata la pala.
Cambridge ha avuto facilmente ragione di un avversario mutilato che non ha smesso per un attimo di vogare a forza doppia per sopperire alla mancanza del remo perso nell’incidente. All’arrivo l’università perdente si è scagliata contro il destino e contro gli arbitri, e in mezzo a urla furibonde e applausi ironici nessuno si è accorto che Alex Woods, un vogatore di 27 anni, era svenuto a causa dello sforzo epico sulla canoa; quando i medici lo hanno finalmente soccorso c’è voluta una mezz’ora per fargli riprendere i sensi. Dopo un controllo in ospedale Woods è stato congedato senza conseguenze; come senza conseguenze, questa volta di tipo penale, è Oldfield, il detrattore dell’élite che ha consegnato al mondo un riflesso dei tempi. Gli imprevisti drammatici o balzani non sono una novità nella “Boat Race”, ma la 158esima edizione s’è trasformata in un saggio di sociologia à la carte, una conversione del rituale fiero e glorioso in una recriminazione sociale, roba da Occupy Wall Street e tutto ciò che ne discende. Sabato si è visto un uomo in cerca di giustizia interrompere una liturgia dell’upper class, ma più in profondità s’è mostrato il volto di un’Inghilterra (e per estensione del mondo occidentale) sfigurato dall’austerità, attraversato da conflitti sociali e rappresaglie contro i simboli di un potere di alto lignaggio. La regata finita senza champagne né podio né onore è il mesto epilogo dei desideri distruttivi di un nuotatore che voleva occupare il Tamigi.