Il Quirinale e i furbetti
L’elezione del presidente della Repubblica è sempre un atto politico di grande rilievo. In particolare trovare un degno successore a Giorgio Napolitano, che si è trovato a dover esercitare i poteri presidenziali in modo assai estensivo, ma sempre con uno scrupolo e un equilibrio che hanno attenuato l’impatto di scelte oggettivamente eccezionali, è tutt’altro che semplice. L’architettura istituzionale è traballante, il che rende ancora più difficile adottare misure che contrastino in modo efficace gli effetti sociali ormai assai pesanti e diffusi della crisi economica. Di Michele Insiemistica del conclavino per il Quirinale (ma le foto fanno un po’ Verano)
11 AGO 20

L’elezione del presidente della Repubblica è sempre un atto politico di grande rilievo. In particolare trovare un degno successore a Giorgio Napolitano, che si è trovato a dover esercitare i poteri presidenziali in modo assai estensivo, ma sempre con uno scrupolo e un equilibrio che hanno attenuato l’impatto di scelte oggettivamente eccezionali, è tutt’altro che semplice. L’architettura istituzionale è traballante, il che rende ancora più difficile adottare misure che contrastino in modo efficace gli effetti sociali ormai assai pesanti e diffusi della crisi economica. La funzione presidenziale, in queste condizioni, non sarà comunque solo di rappresentanza, dovrà esprimere una garanzia non solo per le rappresentanze politiche, ma di stabilità e attendibilità di istituzioni che sanno trasformarsi e rinnovarsi per recuperare efficacia e capacità di decisione. Serve quindi individuare, col maggior consenso possibile, una personalità in grado di addossarsi questo compito assai complesso. L’elezione si situa in un crinale particolare della vicenda politica, in cui una fase pare concludersi e non si riesce ad identificare i caratteri di quella successiva. Avvenne così anche quando l’elezione di Oscar Luigi Scalfaro, avvenuta in un clima insanguinato dalla violenza terroristica scatenata dalla criminalità organizzata, segnava anche simbolicamente il tramonto della cosiddetta Prima Repubblica.
Com’è noto, i tre settennati successivi, in cui si sono affermate e sono declinate nuove formazioni politiche o trasformazioni di quelle precedenti, hanno visto affermarsi la democrazia dell’alternanza, ma non hanno portato a definire assetti istituzionali adeguati alla nuova situazione, che tutt’al più è stata legittimata attraverso una serie di modifiche delle leggi elettorali, con la conseguenza di un pericoloso stallo come quello che si è verificato dopo le ultime elezioni. C’è da augurarsi che il prossimo presidente sia in grado di promuovere quelle riforme istituzionali che tutti ritengono indispensabili, ma che finora è stato impossibile realizzare (non sempre per responsabilità parlamentare, visto che l’unica riforma complessiva approvata in Parlamento è stata poi bocciata dal referendum popolare). Napolitano ha supplito con la sua forza politica, costruita su una straordinaria capacità di comprensione delle dinamiche politiche interpretate con freddezza e imparzialità, alle incongruenze e alle farragini di un sistema inceppato. Servirà molta autorevolezza anche al suo successore, per trovare il bandolo della matassa di un sistema politico bloccato e di un sistema istituzionale incapace di sbloccarlo, sullo sfondo di una sfiducia crescente nel futuro e nella stessa coesione nazionale dell’Italia.