Il messaggio che viene da Novara
11 AGO 20

Lo confesso, ho sempre avuto molti dubbi sull'eutanasia: mai un punto divista fermo, mai una illuminazione. Barcollo costantemente incerto tra la"il valore della sacralità della vita-del destino e la pseudo-sensibilitàche, per i risvolti inquietanti dell’amore, pone fine al dolore oall’incoscienza con la morte". Il caso di Novara - dove un affettuosofiglio di 68 anni che ha curato per tutta la vita la propria madre Natalina,mette fine a quella esistenza (per non vederla più soffrire, straziata comeera da dolori lancinanti, dalla immobilità e dal peso dei suoi 92 anni)strozzandola – questo caso, dicevo, più che un punto di svolta è unbarlume di luce. Intanto prendo atto che la coscienza, nelle persone civili,fortunatamente non si riesce a strangolare. E poi che il senso di colpa diquel figlio – pur lui immaginando che quel gesto era forse la miglior cosada fare, l’ultimo atto di amore – ha fatto sentire la sua voce. Eccoperchè quel figlio ha confessato il delitto. Per scaricarsi e per direquanto fosse grande l’amore per sua madre. Ora si apre un iter giudiziarioanch’esso penoso, e non so come andrà a finire. Ma se invece fosse loStato, un giudice a compiere quel delitto? Se è una organizzazionesanitaria che decreta il confine tra la vita e la morte e quando superarlo?Come e dove emergerà la coscienza? Chi potrà-dovrà confessare perscaricare il senso di colpa collettivo? Quale sarà la pena per avercompiuto quell’atto di amore? A chi comminarla? E poi uno Stato può averedegli assetti psicologici interni simil-umani tali da valutare (momento permomento) quale sia la soluzione migliore? O in questi casi può prevalerenella presa della decisione lo schierarsi a favore o contro l'eutanasia? Loconfesso, alla fine, mannaggia a me, sto ancora barcollando.