I city dolls
11 AGO 20

Il Direttore indossa gli abiti del pittore della realtà. Si contrappone aicultori del quadro idealista, romantico, mieloso, falsamente liberatorio eipocrita del politicamente corretto. Nei rapporti umani, maxime nellaricerca del consenso, la regola basilare è quella di dire quello chevogliono sentirsi dire i destinatari del messaggio. Niente di nuovo. Inquesto senso il politicamente corretto non fa distinzione da … Grillo.Sorge la domanda perché i city dolls vogliano sentirsi dire roba allaMazzucco? Il ritratto che ne fa il Direttore, irreprensibile, lo chiariscebene, mi permetto di sintetizzare: sono cresciti a Nutella e diritti. Nonhanno cognizione di cosa siano pane secco e doveri. Non hanno la forzadell’emozione e della volontà che li spinga, come persone singole, aimpegnarsi. Si nutrono di slogan e luoghi comuni, stizzosi e inconcludenti.Più che city, baby dolls. Il principio di realtà ci insegna che ognimedaglia però, ha il suo rovescio poiché tutto si tiene: i dolls siritrovano a vivere un mondo costruito su “quello, dal sociale, al costume,al politico, che consideravano giusto” tutti quelli che li hannopreceduti. In quel giusto, Nutella e diritti e pinzillacchere varie eranovenduti come “for ever”. Anche i quaranta/cinquantenni di oggi, quelliin politica o comunque indaffarati, sono prevalentemente, a vario titolo,prigionieri di quell'impostazione, la voce degli ultra sessantenni èarrochita dai propri interessi o persa dietro a giovanilismi imbecilli.Considerando che gli elettori tra diciotto e trentaquattro anni sono oltredodici milioni, ricondurli al sentimento di sé, a chi spetterebbe? Omeglio, a chi converrebbe? Il Foglio prova a separare il grano dal loglio:sed cultura non facit saltus. Igitur, per aspera ad astra.