Gargarismi retorici

Il giovane e promettente ministro degli Esteri britannico, David Miliband, ha scritto sul Guardian che dall’11 settembre in avanti abbiamo sbagliato tutto. Da due anni la classe dirigente britannica ha capito, secondo lui, che il concetto stesso di “war on terror” o guerra al terrorismo è fuorviante.
11 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 17:35
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Il giovane e promettente ministro degli Esteri britannico, David Miliband, ha scritto sul Guardian che dall’11 settembre in avanti abbiamo sbagliato tutto. Da due anni la classe dirigente britannica ha capito, secondo lui, che il concetto stesso di “war on terror” o guerra al terrorismo è fuorviante. Sì, certo, è stata una chiamata alle armi e alla solidarietà contro un nemico comune che fece capire bene l’importanza della minaccia jihadista, ma con quella formula si è generata l’illusione che esistesse una via militare alla sconfitta del terrorismo, e la rete dei diversi fenomeni di lotta armata è stata artificialmente unificata in un fronte unico capace di reclutare numerosi nuovi seguaci.
Sfrontato come tutti i giovani giustamente ambiziosi, Miliband ha citato pro domo sua, e allo scopo di demolire definitivamente una presunta dottrina Bush unilateralista e militarista, il generale americano David Petraeus, cioè l’uomo che Bush ha scelto per assicurare la sconfitta militare e politica dell’insurrezione terrorista in Iraq dividendo sul campo, con un’applicazione intelligente della deterrenza e della forza, le tribù sunnite dai binladenisti. Gli argomenti con cui la sinistra internazionale festeggia l’avvento di Barack Obama e commenta l’uscita dalla scena del presidente che ha vinto tre guerre, l’Afghanistan l’Iraq e il fronte della sicurezza interna, sono sempre gli stessi e tutti di una povertà logica e storica davvero notevole. Il fondamento del tutto è che se attacchi il nemico quello si organizza, si radicalizza e si difende contrattaccando. Questo per la scoperta dell’acqua calda. Mettendo poi la diplomazia e la persuasione al posto della forza, invece, il nemico si scioglie come neve al sole, mentre spunta una sua faccia docile e pattizia pronta a rivolgerti il sorriso della pace.
Si potrebbe pensare che Egitto e Giordania sono diventati moderati dopo le sconfitte del 1967 e del 1973. Che l’Anp di Abu Mazen tratta attivamente con Israele dopo che Ariel Sharon ha stroncato con la forza e con il muro di difesa l’intifada terrorista degli shahid. Che l’Afghanistan e l’Iraq sono luoghi meno pericolosi dopo lo smantellamento dei campi di Al Qaida, del potere Talebano e di quello di Saddam: tutti obiettivi raggiunti dalla sconsiderata “war on terror” di Bush e Cheney. Ma perché fare la fatica di pensare quando è così gratificante, per un ministro in carriera che deve rinnengare l’eredità difficile di Tony Blair e riciclarsi nel mondo di Alice, lasciarsi andare a qualche dolce gargarismo retorico?