Fine della fiesta

La febbre spagnola che ha infettato le Borse di mezzo mondo ha la sua origine immediata in un pasticcio incredibile combinato da Elena Salgado, responsabile dell’Economia nel governo di Madrid. Una volta trasmesso alla Commissione europea un piano di rientro del deficit che contemplava, tra le altre misure, un ampliamento a 25 anni del periodo di calcolo della pensione dopo poche ore ha fatto marcia indietro, spiegando che quello che aveva scritto e firmato era solo una “simulazione statistica”.
11 AGO 20
Immagine di Fine della fiesta
La già scarsa credibilità dell’esecutivo spagnolo, da molti sbeffeggiato nell’incontro di Davos della settimana prima, diventava manifesta. Il commissario all’Economia Joaquìn Almunia coglieva l’occasione per paragonare la situazione della Spagna a quella, vicina all’insolvenza, della Grecia e del Portogallo. Su questo giudizio forse un po’ esagerato ha pesato probabilmente anche la crescente irritazione della vecchia guardia socialista nei confronti di José Luis Rodrìguez Zapatero, che già aveva portato Pedro Solbes ad abbandonare il ministero dell’Economia. In realtà la situazione spagnola considerata in termini oggettivi non è così catastrofica: il deficit annuale è altissimo, ma il debito accumulato è al di sotto della media europea, i disoccupati sono 4 milioni, ma il tasso di occupazione è ancora abbastanza buono.
Il fatto è che nessuno ha fiducia nella capacità del governo di affrontare la situazione. Dopo aver distribuito quattrini a piè di lista a tutte le autonomie ora Zapatero propone una riduzione della spesa di 50 miliardi in tre anni, dopo aver sostenuto tutte le rigidità sindacali, oggi all’improvviso annuncia l’aumento dell’età pensionabile e la flessibilità del mercato del lavoro. Non gli credevano prima, ancora meno gli credono oggi. Altrimenti non si spiegherebbe perché il collocamento del debito spagnolo, la metà del nostro, debba essere pagato di più. Zapatero, in sostanza, ha ragione quando dice che la Spagna è un paese solvibile. Non si rende conto che la sfiducia non colpisce tanto il paese, quanto proprio lui e il suo governo.