Così l'Italia fa un altro passo verso il nucleare

Oggi l’Italia farà un altro passo verso il nucleare. Il Consiglio dei ministri ha varato il decreto del ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, che definisce l’iter autorizzativo per gli impianti e le compensazioni per le popolazioni locali. E’ un tassello essenziale nel percorso avviato con la legge dello scorso anno che punta a riallineare l’Italia ai paesi Ocse: l’Italia è l’unica grande economia occidentale che non soddisfa con l’atomo almeno una parte del suo fabbisogno elettrico.
11 AGO 20
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Si avvicina anche la scadenza del 15 febbraio, entro cui dovranno essere approvati lo statuto dell’Agenzia di sicurezza – l’organismo che dovrà occuparsi della regolazione tecnica del nucleare – e le nomine del presidente e dei quattro commissari, in carica per sette anni (oltre a dover reclutare il personale proveniente soprattutto dal dipartimento nucleare dell’Ispra e l’Enea). In pole position ci sarebbe l’oncologo Umberto Veronesi, che non sarebbe interessato (ma ha scritto un articolo pro atomo sull’ultimo numero della rivista Formiche), ed è gradito a Scajola. Contro Veronesi giocherebbe però l’anagrafe (86 anni), un aspetto non banale: il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, avrebbe fatto compilare un riservatissimo dossier sui papabili, divisi per fasce d’età. In ballo ci sono anche altre nomine: nei prossimi mesi scadono il commissariamento della Sogin, quello dell’Enea, e l’Autorità per l’energia. L’esistenza del rapporto proverebbe l’attenzione con cui Palazzo Chigi sta seguendo la vicenda, e anche qualche insofferenza per le incomprensioni tra i ministri interessati (Scajola, Stefania Prestigiacomo e Giulio Tremonti).
Se la candidatura di Veronesi dovesse tramontare, prenderebbe quota un altro oncologo, Umberto Tirelli, più giovane di Veronesi e che si è spesso occupato di questioni ambientali. Altrimenti alla testa dell’agenzia potrebbe andare un fisico, forse Fabio Pistella, già capo del Cnr, o un uomo con forti credenziali nucleariste come Maurizio Cumo, due volte presidente della Sogin. Ancora una volta potrebbe influire il fattore anagrafico: Pistella è del 1944, Cumo del 1939. Non sembra più nei primi posti dei candidati Carlo Jean. Ugualmente serrato sarebbe il confronto sulla localizzazione dell’Agenzia: la vorrebbero Genova e Venezia, ma Roma non sarebbe disposta a mollarla. Negli ultimi giorni ha suscitato interesse anche un altro nome: quello di Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo con delega all’energia. Secondo i rumors di palazzo, potrebbe essere sacrificato per fare spazio – su richiesta del premier – a Daniela Santanchè. Contro questa prospettiva si sarebbero mossi ampi settori del mondo industriale, a difesa di un interlocutore giudicato serio e affidabile. Un “valore aggiunto” rilevante specie nell’ottica del ritorno al nucleare.
Sotto questo profilo, ci sarebbero movimenti anche in seno al Partito democratico, la cui collaborazione è necessaria per la solidità delle scelte strategiche. A dispetto delle tentazioni massimaliste, interpretate in chiave moderata da Ermete Realacci, si starebbe facendo spazio un atteggiamento più disponibile al confronto. Almeno due indizi lo suggeriscono. Uno è il documento dei deputati democratici sul decreto nucleare: pur essendo molto severo, non si sottrae al confronto sulle proposte, e di fatto non offre appiglio all’antinuclearismo pregiudiziale. L’altro è il profilo del responsabile energia del Pd, l’economista e deputato veronese Federico Testa, considerato persona competente e pragmatica, attento al buon funzionamento dei mercati e poco sensibile alla retorica del “no” a tutto. Due indizi fanno una prova?