Dizionarietto
Che cosa intende il Cav. quando parla di piano nazionale per la crescita
Il piano nazionale per la crescita proposto da Berlusconi è un progetto coordinato di nuove leggi e di deregolamentazione, specie nel sud, per portare entro cinque anni a un incremento del prodotto interno lordo del 3-4 per cento. La partenza è fissata per venerdì prossimo, in Consiglio dei ministri, con la modifica dell’articolo 41 della Costituzione in senso liberale, in sei mesi: è lecito tutto ciò che non è proibito dalla legge. Leggi Il “sì” di industriali e banchieri - Leggi L’agenda Berlusconi - Leggi La controffensiva di Berlusconi - Leggi Le condizioni del Pd per discutere l’agenda del Cav., “magari con Maroni” - Leggi La dichiarazione di guerra del Cav.
11 AGO 20

Un piano per il mezzogiorno fondato su vaste defiscalizzazioni e deregolamentazioni: infatti l’Italia del centro nord è sopra i livelli della Svezia e dell’Olanda, mentre Campania, Calabria e Sicilia sono sotto i livelli del Portogallo e della Grecia. Il rilancio del sud equivale al rovesciamento del rapporto debito-pil, cioè a un eccezionale incremento di ricchezza prodotta che è l’unica cura possibile per il debito pubblico oggi al 118 per cento del pil.
L’agenda del governo sarà fissata in questa settimana di passione politica, e prevede: entro febbraio gli stati generali dell’economia italiana, con un rapporto generale del governo a confronto con la società civile, le forze economiche e sociali, le rappresentanze parlamentari. Il fondamento del piano è il rigetto della imposta patrimoniale sulle ricchezze mobiliari o immobiliari (le proposte di Amato e Capaldo). In questo ambito è in cantiere la riforma fiscale, con un possibile passaggio di importanti carichi fiscali dai redditi e dalle imprese alle rendite finanziarie, modello europeo. Il complemento essenziale del piano per la crescita, oltre alla sicurezza nel sud affidata con successo alla guida di Roberto Maroni, è il federalismo fiscale in via di approvazione: poteri e responsabilità a regioni ed enti locali territoriali. E’, nelle parole del premier, la più grande frustata al cavallo dell’economia che la storia italiana ricordi.