Bye bye Nabucco

Dopo anni di ricerche, di piani complicati e di battaglie politiche, l’Unione europea è sul punto di abbondonare Nabucco, il progetto energetico che avrebbe dovuto garantire la sicurezza delle forniture ai paesi dell’Ue senza dipendere dalla Russia. Fra poche settimane il volubile governo dell’Azerbaigian deciderà il nome dei clienti ai quali vendere le riserve di gas che si trovano nel mar Caspio, e il consorzio Nabucco, uno dei pretendenti principali, corre il serio pericolo di rimanere a secco. Secondo fonti dell’agenzia Reuters si sta facendo largo un rivale pericoloso di nome Tap, che sta per Trans Adriatic Pipe.
11 AGO 20
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Dopo anni di ricerche, di piani complicati e di battaglie politiche, l’Unione europea è sul punto di abbondonare Nabucco, il progetto energetico che avrebbe dovuto garantire la sicurezza delle forniture ai paesi dell’Ue senza dipendere dalla Russia. Fra poche settimane il volubile governo dell’Azerbaigian deciderà il nome dei clienti ai quali vendere le riserve di gas che si trovano nel mar Caspio, e il consorzio Nabucco, uno dei pretendenti principali, corre il serio pericolo di rimanere a secco.
Secondo fonti dell’agenzia Reuters si sta facendo largo un rivale pericoloso di nome Tap, che sta per Trans Adriatic Pipe. Questa società è formata dai tedeschi di E.On e dai norvegesi di Statoil, ma il loro progetto riguarda anche l’Italia dato che il loro gasdotto passerà per Turchia, Grecia e Albania per poi finire in Italia. Dove ha sbagliato l’Europa? Il problema viene dai tempi, dato che il gasdotto Nabucco per ora esiste soltanto sulla carta, mentre i rivali russi hanno già cominciato a costruire South Stream. L’altro guaio ha a che fare con i clienti: a Baku pensano che i costruttori di Tap abbiano maggiori possibilità di successo rispetto ai soci dell’Ue.
Per Bruxelles sarebbe una vera sconfitta sul piano politico, considerati l’impegno e i milioni di euro spesi negli ultimi anni per finanziare Nabucco: la certezza delle forniture e i contrasti con la Russia di Vladimir Putin sono stati uno dei pochi punti fermi nella strategia (e nella retorica) dell’Ue, cosa che ha avuto ripercussioni su numerosi fronti del rapporto fra Mosca e i paesi dell’Unione.
Naturalmente la fine di Nabucco è un’ottima notizia per Putin, dato che South Stream avrà un concorrente in meno sui mercati europei. Anche la compagnia italiana Eni ha una quota in South Stream e si occuperà del gasdotto nel tratto del mar Nero (ieri da Eni hanno ribadito che South Stream è uno strumento affidabile e vantaggioso per garantire la sicurezza energetica del paese).
In questo gioco di alleanze e petrolio l’Italia ha comunque da guadagnare. Il progetto Tap è stato uno dei primi documenti a finire sul tavolo del governo Letta, che ha concesso il via libera al piano proprio la scorsa settimana. Il Consiglio dei ministri ha sbloccato l’accordo per l’inizio dei lavori che era stato raggiunto nel 2012, a questo punto manca soltanto il parere favorevole del Parlamento per procedere.
Il gasdotto si dovrebbe allacciare alla rete italiana lungo la costa di San Foca, in provincia di Lecce: i tecnici che si occupano di impatto ambientale pensano che sia possibile eseguire i lavori occupando una striscia di terra lunga soltanto cinque chilometri (il disegno iniziale ne prevedeva 22). Insomma, in questa storia non è soltanto Putin a sorridere, mentre l’Unione europea è l’unica che piange durante il requiem di Nabucco.