Il voto degli ayatollah
A moderare i dibattiti presidenziali arriva il Milena Gabanelli d’Iran
Evitare le emozioni forti è stato sin da subito uno dei principali obiettivi di questa stagione elettorale iraniana e, bocciati i candidati scomodi, pareva scontato che stavolta i dibattiti presidenziali non ci sarebbero stati. Nel 2009, durante il confronto tra Mahmoud Ahmadinejad e Mir Hossein Moussavi, volarono offese mai udite dai telespettatori dell’Irib (Islamic Republic of Iran Broadcasting), lo share ha raggiunto vette ineguagliate e quando i manifestanti occuparono le piazze, il “consiglio di guerra” della Guida suprema, Ali Khamenei, sancì che di quel disastro era corresponsabile la tv. Ma la campagna elettorale moralmente bonificata provoca soltanto sbadigli nei cittadini-elettori.
11 AGO 20

Evitare le emozioni forti è stato sin da subito uno dei principali obiettivi di questa stagione elettorale iraniana e, bocciati i candidati scomodi, pareva scontato che stavolta i dibattiti presidenziali non ci sarebbero stati. Nel 2009, durante il confronto tra Mahmoud Ahmadinejad e Mir Hossein Moussavi, volarono offese mai udite dai telespettatori dell’Irib (Islamic Republic of Iran Broadcasting), lo share ha raggiunto vette ineguagliate e quando i manifestanti occuparono le piazze, il “consiglio di guerra” della Guida suprema, Ali Khamenei, sancì che di quel disastro era corresponsabile la tv. Ma la campagna elettorale moralmente bonificata provoca soltanto sbadigli nei cittadini-elettori. Il candidato perfetto Saeed Jalili pare un robot programmato per restituire a ogni interrogativo il Khamenei-pensiero; la performance di Mohsen Ghalibaf, il sindaco di Teheran dal piglio manageriale che mischia giacche di pelle, nazionalismo e slogan bassiji, per ora è sottotono; l’unico fremito è arrivato da Hassan Rouhani, già negoziatore nucleare di èra khatamiana, assurto a stella dei moderati per questa tornata elettorale. “Noi abbiamo sospeso il programma nucleare? – ha chiesto al giornalista che lo accusava di essere stato debole nei confronti del ricatto occidentale – Lei mente. Studi la storia, legga il mio libro. Lo ha già letto due volte, dice? Lo rilegga una terza. Noi il programma nucleare lo abbiamo portato a termine!”.
Mentre i candidati si litigavano uno spazio nei programmi politici lagnandosi delle eccessive attenzioni dei media per Jalili, è arrivata la conferma del potente capo dell’Irib Ezzatollah Zarghami: i dibattiti presidenziali avranno luogo il 31 maggio, il 5 e il 7 giugno. Il format è cambiato, non più duelli tra due presidenziabili, ma una sfida di gruppo con tutti i contendenti. A gestire una trasmissione del genere non poteva essere chiamato un giornalista qualsiasi: un consigliere di Khamenei ha perorato la candidatura di Zarghami, poi però tra i tanti curricula è saltato fuori quello giusto: quello del reporter d’assalto Kamran Najafzadeh.
Mentre i candidati si litigavano uno spazio nei programmi politici lagnandosi delle eccessive attenzioni dei media per Jalili, è arrivata la conferma del potente capo dell’Irib Ezzatollah Zarghami: i dibattiti presidenziali avranno luogo il 31 maggio, il 5 e il 7 giugno. Il format è cambiato, non più duelli tra due presidenziabili, ma una sfida di gruppo con tutti i contendenti. A gestire una trasmissione del genere non poteva essere chiamato un giornalista qualsiasi: un consigliere di Khamenei ha perorato la candidatura di Zarghami, poi però tra i tanti curricula è saltato fuori quello giusto: quello del reporter d’assalto Kamran Najafzadeh.
Con il volto perfettamente rasato, lo sguardo gentile e i modi seduttivi del bravo ragazzo che punta alle mamme piuttosto che alle figlie, Najafzadeh ha un physique du rôle anomalo per un giornalista revolutionary-correct, e forse è questo il segreto del suo successo. La sua ascesa è iniziata a Keyhan, il quotidiano dei falchi, ma la passione di Najafzadeh è sempre stata la tv. Per anni ha condotto una striscia all’interno del programma “Bist-o-si” (alle 20,30 su Irib 2) in cui ridicolizzava tutto: i “cosiddetti riformisti”, “i cosiddetti giornali riformisti”, i cosiddetti “prigionieri”, i “cosidetti diritti delle donne”. Nel 2009 mentre i cecchini sparavano dai tetti fustigava con la voce pacata e lo sguardo sofferto le terribili macchinazioni dei sedizionisti.
I braccialetti gialli del sindaco di Teheran
A Najafzadeh però gli encomi non bastavano, voleva di più, un futuro da inviato. Eccolo dunque in Francia a confezionare inchieste scomode su Eurodif e sul furto delle antichità iraniane da parte del Louvre (“l’ipocrisia dei francesi è proverbiale – dice Najafzadeh – Pensare che fanno le vittime parlando del ratto di opere d’arte da parte dei nazisti durante la Seconda guerra mondiale!”). Si fa notare dai vertici dell’Irib che ne lodano l’intraprendenza e dalle autorità francesi che lo cacciano dopo 18 mesi, quando il corrispondente di Rfi in Iran viene a sua volta espulso. Sta di fatto che quando torna a Teheran, Najafzadeh è una star del giornalismo investigativo, il Milena Gabanelli d’Iran. Finalmente può scegliere: passa con nonchalance dalle interviste cameratesche con i calciatori ai toni empatici e solenni riservati ai tu-per-tu con Hassan Nasrallah (“com’è essere costretti a vivere sempre nascosti? Lo sa che gli israeliani hanno team di sociologi e psicologi che studiano i movimenti delle sue mani?”).
La conduzione dei dibattiti elettorali però è la sua consacrazione: riuscirà ad aggiungere un po’ di pepe alla sonnolenta campagna elettorale di Khamenei? Se lo augurano in molti: gli insider preoccupati dall’affluenza (con i numeri si può sempre essere creativi ma un flop resta un flop), gli stampatori che hanno ricevuto commesse ridicole per i cartelloni elettorali e gli attivisti di Ghalibaf che aspettano di distribuire i braccialetti, i poster e gli stendardi gialli, simboli del sindaco di Teheran. Così mentre Najafzadeh si prepara alla sua ennesima grande occasione, a Teheran tutti si chiedono se il ragazzo d’oro del giornalismo di regime sveglierà finalmente Ghalibaf dal suo torpore o se sarà “imparziale”, tendenza Jalili.
I braccialetti gialli del sindaco di Teheran
A Najafzadeh però gli encomi non bastavano, voleva di più, un futuro da inviato. Eccolo dunque in Francia a confezionare inchieste scomode su Eurodif e sul furto delle antichità iraniane da parte del Louvre (“l’ipocrisia dei francesi è proverbiale – dice Najafzadeh – Pensare che fanno le vittime parlando del ratto di opere d’arte da parte dei nazisti durante la Seconda guerra mondiale!”). Si fa notare dai vertici dell’Irib che ne lodano l’intraprendenza e dalle autorità francesi che lo cacciano dopo 18 mesi, quando il corrispondente di Rfi in Iran viene a sua volta espulso. Sta di fatto che quando torna a Teheran, Najafzadeh è una star del giornalismo investigativo, il Milena Gabanelli d’Iran. Finalmente può scegliere: passa con nonchalance dalle interviste cameratesche con i calciatori ai toni empatici e solenni riservati ai tu-per-tu con Hassan Nasrallah (“com’è essere costretti a vivere sempre nascosti? Lo sa che gli israeliani hanno team di sociologi e psicologi che studiano i movimenti delle sue mani?”).
La conduzione dei dibattiti elettorali però è la sua consacrazione: riuscirà ad aggiungere un po’ di pepe alla sonnolenta campagna elettorale di Khamenei? Se lo augurano in molti: gli insider preoccupati dall’affluenza (con i numeri si può sempre essere creativi ma un flop resta un flop), gli stampatori che hanno ricevuto commesse ridicole per i cartelloni elettorali e gli attivisti di Ghalibaf che aspettano di distribuire i braccialetti, i poster e gli stendardi gialli, simboli del sindaco di Teheran. Così mentre Najafzadeh si prepara alla sua ennesima grande occasione, a Teheran tutti si chiedono se il ragazzo d’oro del giornalismo di regime sveglierà finalmente Ghalibaf dal suo torpore o se sarà “imparziale”, tendenza Jalili.