Ricette per lavorare di più, lavorare tutti

Nel primo trimestre del 2012, il tasso di disoccupazione italiano si è attestato al 10,9 per cento, un livello che non si conosceva da quando è stata introdotta la legge Biagi. I disoccupati, fra l’aprile 2011 e quello del 2012, sono aumentati di 630 mila unità, il 31 per cento. In passato abbiamo sottolineato che la dinamica della disoccupazione in Italia, per quanto dolorosa, era meno grave che negli altri paesi europei colpiti dalla crisi.
10 AGO 20
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Nel primo trimestre del 2012, il tasso di disoccupazione italiano si è attestato al 10,9 per cento, un livello che non si conosceva da quando è stata introdotta la legge Biagi. I disoccupati, fra l’aprile 2011 e quello del 2012, sono aumentati di 630 mila unità, il 31 per cento. In passato abbiamo sottolineato che la dinamica della disoccupazione in Italia, per quanto dolorosa, era meno grave che negli altri paesi europei colpiti dalla crisi. Ma ora questo argomento non vale più. Il dato italiano si allinea a quelli medi del 10,2 per cento dell’Ue a 27 e del 10,9 dell’Eurozona, a loro volta entrambi superiori al preoccupante 8,2 per cento degli Stati Uniti che ieri ha contribuito ad affossare le Borse.
Per accrescere l’occupazione occorre aumentare la produttività o ridurre i salari, o entrambe le cose. La riforma del mercato del lavoro del governo va nella giusta direzione ma appare inadeguata rispetto a tutto ciò. Anche perché nel frattempo la soglia per le riduzioni fiscali per le retribuzioni legate alla produttività è stata abbassata da 40 mila euro annui a 30 mila, e la quota massima detassabile da 6 mila euro a 2.500. Inoltre nella riforma ci sono riduzioni di flessibilità soprattutto per le partite Iva. Ma il maggiore ostacolo all’occupazione, sia nelle industrie che nei servizi, rimane la rigidità salariale che si potrebbe superare con lo sviluppo della contrattazione aziendale. E qui il compito principale compete alle parti sociali, a partire dall’attuazione del decentramento contrattuale introdotto dal precedente governo e che esse hanno sterilizzato. Senza ciò, non ci sarà riequilibrio della bilancia dei pagamenti né crescita sostenibile.