Nessuno tiene più Lady Spread

Monti: non dipende dall’Italia. Gli investitori internazionali non hanno mai mostrato tanta ritrosia a comprare titoli del debito pubblico spagnolo, dopo le stime sull’avvitamento della crisi e sul salvataggio richiesto a Madrid da alcune regioni del paese: così ieri il rendimento sui Bonos decennali ha superato il 7,5 per cento, e lo spread con i Bund tedeschi, considerati più sicuri, ha chiuso a 632 punti. Il differenziale tra Btp italiani e Bund ha chiuso invece a 516 punti, in aumento di 16 centesimi rispetto a venerdì ma in miglioramento rispetto ai 528 punti della mattinata.
10 AGO 20
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Nessuno tiene più Lady Spread. Monti: non dipende dall’Italia. Gli investitori internazionali non hanno mai mostrato tanta ritrosia a comprare titoli del debito pubblico spagnolo, dopo le stime sull’avvitamento della crisi e sul salvataggio richiesto a Madrid da alcune regioni del paese: così ieri il rendimento sui Bonos decennali ha superato il 7,5 per cento, e lo spread con i Bund tedeschi, considerati più sicuri, ha chiuso a 632 punti. Il differenziale tra Btp italiani e Bund ha chiuso invece a 516 punti, in aumento di 16 centesimi rispetto a venerdì ma in miglioramento rispetto ai 528 punti della mattinata. Sulla scadenza decennale il rendimento dei titoli di stato italiani ha oscillato intorno al 6,3 per cento (era a 7,5 nel novembre 2011). I motivi del nervosismo sui mercati, ha detto il premier Mario Monti da Mosca, “hanno poco a che vedere con problemi specifici dell’Italia”. Pesano piuttosto le indecisioni dell’Ue su tempistica e risorse dello “scudo anti spread”.

Borse da record (ma per volatilità). Ieri alla chiusura i mercati europei sono riusciti a ridurre i danni, dopo ribassi da brivido a metà giornata. Milano ha perso 2,76 punti (dopo aver superato il meno 5), Madrid ha terminato gli scambi a meno 0,7, entrambe trascinate in giù dai titoli bancari. Francoforte ha fatto peggio (meno 3). A far recuperare terreno è stata anche la decisione delle autorità italiane e spagnole di vietare vendite allo scoperto sui titoli finanziari.

Euro parecchio indebolito.
La moneta unica ieri si scambiava a 1,2111 dollari (ancora più in basso di venerdì, quando era a 1,2171) e a 95 yen (95,55).

“Invece di prendersela con i tedeschi, bisognerebbe compatirli”. E’ quanto sostenuto ieri da Stefano Lepri sulla Stampa. “I mercati finanziari li stanno attirando in una trappola. Più insistono che non saranno loro a pagare il conto per i paesi deboli dell’euro, e più rischiano di andarsi a cacciare in una situazione in cui saranno costretti ad aprire il portafoglio sul serio”.

Ancora maretta nel Fondo monetario. La commissione Esteri del Senato, presieduta da Lamberto Dini, sta ancora valutando se convocare una sessione ad hoc sugli “indizi di complotto” nel Fmi di cui ha scritto Carlo Pelanda su questo quotidiano. I vertici del Fmi non avrebbero tenuto conto di valutazioni favorevoli al nostro paese così da sostenere la linea ultra rigorista di Berlino. Venerdì scorso, in polemica con la gestione di Christine Lagarde, si è dimesso con feroci polemiche un alto responsabile del Fmi, Peter Doyle.
Nel grafico: QUANTO MANCA AL BAILOUT SPAGNOLO? Madrid non è destinata automaticamente a un salvataggio della Troika, sostengono gli analisti di Capital Economics. E’ vero, come dimostra il grafico, che tutti i paesi i cui rendimenti sui titoli decennali hanno superato il 7 per cento hanno avuto bisogno di un aiuto esterno (Grecia, Irlanda, Portogallo). Ma solo se il rendimento resta così alto per qualche settimana. In Italia il rendimento sui Btp decennali ha superato il 7 per cento nel novembre 2011, per poi calare. Il punto è: per quanto Madrid resisterà oltre la fatidica soglia?