L’ottusità tedesca

L’ottusità della Germania ha raggiunto un livello superiore a quello dello spread dei Bonos spagnoli sui Bund tedeschi. Finora la Germania si era opposta agli Eurobond come mezzo per mettere in comune i debiti pubblici degli stati membri con l’argomento che ciò ridurrebbe la pressione sui  governi a mettere in ordine i propri bilanci.
10 AGO 20
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L’ottusità della Germania ha raggiunto un livello superiore a quello dello spread dei Bonos spagnoli sui Bund tedeschi. Finora la Germania si era opposta agli Eurobond come mezzo per mettere in comune i debiti pubblici degli stati membri con l’argomento che ciò ridurrebbe la pressione sui governi a mettere in ordine i propri bilanci.
Ma il membro tedesco dell’esecutivo della Bce si è opposto anche all’acquisto di titoli degli stati membri che stavano riducendo i loro deficit di bilancio, ma subivano spread elevati. E questa posizione, giustificata con l’argomento che l’Istituto centrale di Francoforte deve usare la sua liquidità per l’economia privata, era in contrasto con quella secondo cui quegli acquisti erano strumenti di premialità alla disciplina fiscale. In seguito lo stesso membro dell’esecutivo della Bce ha anche avanzato obiezioni al fatto che questa ha accettato carta commerciale come collaterale per i suoi prestiti triennali alle banche all’1 per cento. E ciò era in contraddizione con la tesi per cui la Bce deve usare le sue risorse per il mercato.
Ora l’euro è sceso a livelli minimi con il dollaro e le banche greche e spagnole stanno subendo una ondata di ritiro di depositi bancari, in relazione al rischio che la Grecia esca dall’euro e che la Spagna non riesca a ricapitalizzare Bankia che sta subendo perdite in relazione al deterioramento dell’economia.
Il presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, ha proposto che l’assicurazione sul rischio dei depositi bancari sia effettuata da un’istituzione europea in luogo o in aggiunta a quelle degli stati membri per evitare lo spostamento anomalo di depositi dalle banche dagli stati che offrono minori garanzie. Ha anche suggerito che l’Unione europea eserciti una vigilanza bancaria con poteri operativi e possa acquistare quote di banche in difficoltà, la cui caduta possa generare rischi sistemici. In pratica con 15-20 miliardi di euro si metterebbe in sicurezza il sistema bancario spagnolo che così potrebbe continuare a comprare Bonos. Lo spread iberico scenderebbe, non ci sarebbe bisogno di far intervenire il Fondo salva stati con centinaia di miliardi a favore di Madrid e la Banca centrale europea potrebbe usare i suoi mezzi per altre misure non convenzionali rivolte all’economia.
Ma i tedeschi, che a suo tempo hanno fatto salvataggi bancari nazionali, si oppongono al piano Barroso perché non vogliono mescolare i rischi. Non si rendono conto che con 20 miliardi del Fondo salva stati si attuerebbe un leveraggio finanziario di qualche centinaIA di miliardi e che una moneta comune comporta architettura bancaria comune, dato che la banca emette moneta.
Non c’è molto più tempo per attendere. Per questo non sono molto rassicuranti le parole di ieri della cancelliera Angela Merkel: non ci devono essere tabù nel dibattito sui nuovi strumenti per gestire la crisi dell’euro, ma serve tempo. “E’ possibile pensare a come dobbiamo svilupparci nei prossimi cinque-dieci anni”. Ormai è questione di settimane, non di anni.