La trattativa copia e incolla
La polizia scientifica ha accertato che il documento che Massimo Ciancimino aveva consegnato alla procura palermitana a sostegno delle accuse al cosiddetto “quarto livello” dei funzionari collusi con la mafia è un falso, che il nome dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro era stato inserito con una specie di copia e incolla. Guarda la puntata di Qui Radio Londra Il vergognoso caso Ingroia-Ciancimino-Santoro - Leggi Il bluff del grande ventriloquo - Leggi D’Avanzo torna sul luogo del delitto Rostagno, e prova a farla franca
10 AGO 20

La polizia scientifica ha accertato che il documento che Massimo Ciancimino aveva consegnato alla procura palermitana a sostegno delle accuse al cosiddetto “quarto livello” dei funzionari collusi con la mafia è un falso, che il nome dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro era stato inserito con una specie di copia e incolla. Così, la procura ha dovuto ordinare il fermo di quello che aveva considerato il principale testimone della presunta trattativa tra mafia e stato. Di questa trattativa non c’è nessuna prova. Si sa che sono stati messi in atto vari tentativi da parte mafiosa, ma non c’è traccia né testimonianza attendibile che abbiano avuto un risultato.
Ciancimino, con le sue testimonianze a singhiozzo, era l’unico perno su cui ruotava un’inchiesta tanto eclatante quanto poco fondata. Ma adesso, circoscrivere al solo De Gennaro l’operazione di disinformazione messa in atto da Ciancimino, come si cercherà di fare, non ha senso. Perché mai Ciancimino avrebbe deciso di manomettere documenti proprio per accusare un uomo che ha una grande influenza nelle attività investigative della polizia? Forse pensava che un nome tanto altisonante avrebbe dato credibilità al suo teorema, ma proprio questo chiarisce che di quella costruzione non resta in piedi nulla. La procura palermitana, costretta ad arrestare il “suo” testimone, si vanta ora di essere assolutamente imparziale. Dovrebbe invece smetterla di delimitare la falla che si è aperta nella sua inchiesta e domandarsi se sia davvero il caso, a questo punto, di tenerla in piedi. E tutti dovrebbero farsi qualche nuova domanda sulle inchieste che si reggono solo sulle parole dei pentiti.
Ciancimino, con le sue testimonianze a singhiozzo, era l’unico perno su cui ruotava un’inchiesta tanto eclatante quanto poco fondata. Ma adesso, circoscrivere al solo De Gennaro l’operazione di disinformazione messa in atto da Ciancimino, come si cercherà di fare, non ha senso. Perché mai Ciancimino avrebbe deciso di manomettere documenti proprio per accusare un uomo che ha una grande influenza nelle attività investigative della polizia? Forse pensava che un nome tanto altisonante avrebbe dato credibilità al suo teorema, ma proprio questo chiarisce che di quella costruzione non resta in piedi nulla. La procura palermitana, costretta ad arrestare il “suo” testimone, si vanta ora di essere assolutamente imparziale. Dovrebbe invece smetterla di delimitare la falla che si è aperta nella sua inchiesta e domandarsi se sia davvero il caso, a questo punto, di tenerla in piedi. E tutti dovrebbero farsi qualche nuova domanda sulle inchieste che si reggono solo sulle parole dei pentiti.
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