La congiura degli snob che mette becco nella sessualità del Cav.
Insisto: è la congiura degli snob. Alla sessualità berlusconiana, ormai soggetto della disputa politica del decennio, mancano i quarti di nobiltà e correttezza politica necessari in certi ambienti. Vanno pazzi per Tom Ford, la poetica universale è per loro quella del single man, dell’omosessuale perbene che vive allo spasimo un grande amore romantico, mentre la sessualità non blasonata, quella del machista o del puttaniere, non arrivano nemmeno a riconoscerla come una inclinazione comune, ordinaria. Leggi Lettera ai moralisti/1 - Leggi Lettera ai moralisti/2 - Leggi Lettera ai moralisti/3 di Umberto Silva

Io rimpovero a Berlusconi di non essersi dato in tempo una calmata, di avere largamente ecceduto nella licenziosità delle sue frequentazioni, di avere portato al parossismo la giusta idea di rinnovare le liste e aprirle a ragazze giovani belle e capaci, di avere risposto con una cattiva propensione alla sfida arrogante, al cupo ribattere colpo su colpo, senza capire che c’era un prestigio, una vocazione e un carisma della politica da difendere, prima e più ancora che l’onorabilità privata e personale tutelabile tramite avvocato; ma non mi sognerei mai di mettere becco nel suo modo di divertirsi, di stare con le donne, di considerare amici e amiche nelle ore libere, vorrei anche vedere. E sebbene, a parte le rappresaglie che sono il male assoluto, sebbene mi faccia grande antipatia un’offensiva di querele del primo ministro, io che ne ho avute di querele da potenti magistrati avidi di impunità, e anche da giornalisti girotondini avidi di soldi, tuttavia capisco lo scoppio d’ira.
Questi qui domandano e non rispondono. Strani tipi, chiusi nella trincea dell’appello, non trovano voglia e tempo di dire alcunché quando a mordere i loro calcagni è lo scrittore e psicoanalista Umberto Silva, con argomenti piuttosto buoni e forti. Sono contenti così, da veri snob, gli basta la saldezza della corporazione giornalistica italiana e internazionale, gli va bene il giudizio dei loro pari, ma con nessun altro vogliono mettersi a parlare. Gli articoli di D’Avanzo, tecnicamente perfetti, sono ormai professionalmente essiccati, manca la materia, l’unica alimentazione della campagna è la solidarietà del clan, che fa molto salotto Verdurin, e la risposta cupa, ribalda, eccessiva dell’accusato che si difende perigliosamente.
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Ferrara, Giuliano. Nato a Roma il 7 gennaio del ’52 da genitori iscritti al partito comunista dal ’42, partigiani combattenti senza orgogli luciferini né retoriche combattentistiche. Famiglia di tradizioni liberali per parte di padre, il nonno Mario era un noto avvocato e pubblicista (editorialista del Mondo di Mario Pannunzio e del Corriere della Sera) che difese gli antifascisti davanti al Tribunale Speciale per la sicurezza dello Stato.
