Il fastidioso Santorum

Se si potesse disegnare a tavolino un candidato che abbia il background e i valori giusti per contrastare Barack Obama alle presidenziali di novembre, quel candidato avrebbe molto in comune con Rick Santorum – scrive il commentatore conservatore del New York Times, Ross Douthat. Cattolico, proveniente dal midwest, una storia personale e politica che piace ai “blue collar”, abbastanza conservatore da eccitare la base, ma sufficientemente moderato da rassicurare la middle class: Santorum è tutto questo, Mitt Romney “decisamente no”.
10 AGO 20
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Se si potesse disegnare a tavolino un candidato che abbia il background e i valori giusti per contrastare Barack Obama alle presidenziali di novembre, quel candidato avrebbe molto in comune con Rick Santorum – scrive il commentatore conservatore del New York Times, Ross Douthat. Cattolico, proveniente dal midwest, una storia personale e politica che piace ai “blue collar”, abbastanza conservatore da eccitare la base, ma sufficientemente moderato da rassicurare la middle class: Santorum è tutto questo, Mitt Romney “decisamente no”. Il potenziale di Santorum è alto ma quando si scende nei dettagli – continua Douthat – il candidato dei sogni collassa: si comporta come un attivista e non come uno statista, finisce per crearsi più nemici che amici, “la sua campagna potrebbe essere per il conservatorismo sociale quel che nel 1964 Barry Goldwater fu per il conservatorismo dello small government: uno sforzo perdente che ha fatto dichiarare screditata, rifiutata, finita la visione del mondo del perdente”. Cioè Santorum può fare più male che bene alla sua causa: che sia vero o no, in questa fase di primarie, non lo sappiamo, di certo c’è che i media liberal stanno cercando di smontare il momentum di Santorum con ogni mezzo.

C’è chi sottolinea che Santorum ha sempre bisogno di “chiarire” le sue posizioni, non è mai buona la prima (su Atlanticwire c’era l’elenco dei chiarimenti degli ultimi quindici giorni, tantissimi); c’è chi lo tiene in homepage tutto un pomeriggio con una foto in bianco e nero in cui il candidato è su un pulpito con croce in bella vista (Drudge Report ha così commentato un discorso di Santorum nel 2008 in cui diceva che Satana stava “attaccando le istituzioni americane”); c’è chi gli dà di “mullah di provincia” e “troppo cattolico persino per i miei fratelli über-cattolici” (Maureen Dowd, la smantellatrice in chief del New York Times).

Santorum non sarà un candidato abbastanza forte per battere Obama, ma gli sbeffeggi liberal cui è sottoposto fanno pensare che sia più temibile del previsto. Dopo Goldwater, e grazie anche a lui, venne Reagan. Di certo, portando i temi etici nella campagna elettorale non fa un favore al presidente, che tutto vuole tranne che trovarsi invischiato in guerre culturali.