Il cittadino Saviano
Roberto Saviano s’è incagliato in una logomachia personale contro il senso della realtà travestita da lezione di civismo pubblico impartita a Marina Berlusconi. Il suo corsivo di ieri su Repubblica (“La cittadina Berlusconi”) – non soltanto lo ha esposto alla facile replica della Fininvest: “Impari a rispettare le migliaia di persone che nel gruppo lavorano: non si permetta di definire ‘eserciti di scherani’ professionisti che con il loro impegno contribuiscono ogni giorno a garantire la libertà e il pluralismo nel nostro paese”.
10 AGO 20

Roberto Saviano s’è incagliato in una logomachia personale contro il senso della realtà travestita da lezione di civismo pubblico impartita a Marina Berlusconi. Il suo corsivo di ieri su Repubblica (“La cittadina Berlusconi”) – non soltanto lo ha esposto alla facile replica della Fininvest: “Impari a rispettare le migliaia di persone che nel gruppo lavorano: non si permetta di definire ‘eserciti di scherani’ professionisti che con il loro impegno contribuiscono ogni giorno a garantire la libertà e il pluralismo nel nostro paese” –, lo ha anche confermato nella funzione di arma contundente scagliata dagli ossessi antiberlusconiani contro il loro miglior nemico. Saviano di suo ci ha messo un sovrappiù di contorta banalità: Marina B. sarebbe responsabile di un disegno editoriale finalizzato a “creare un quadro inesistente della realtà” e a “far passare l’idea che il guadagno, il lavoro retribuito sia esso stesso un crimine”. Nell’essenza, l’estensore di “Gomorra” invita la figlia del Cav. a rispettare la legge come tutti gli altri. E’ appunto quel che Marina ha fatto, recandosi dai pm palermitani, e al tempo stesso rivendicando il diritto di non essere utilizzata come una lussuosa comparsa nel teorema spettacolare di una procura che, se davvero voleva proteggerla come parte lesa, poteva risparmiarle una mascherata umiliante all’insegna dell’antimafia.
Il paradosso è che Saviano finge di battersi in nome dell’articolo 3 della Costituzione, galleggia nell’acqua calda dell’uguaglianza davanti alla legge, ma lo fa con un ingenuo paralogismo basato sulla condanna preventiva: Marina B. si lamenta di una trappola mediatico-giudiziaria; Marina B. è la regina delle trappole mediatiche; Marina B. si lasci scarnificare in silenzio. E non faccia la splendida “con il proprio lavoro o quel rispetto che ora pretende vale solo per sé”. Ci si riduce a scrivere così, a forza di servire i soliti facinorosi. E si diventa anche nemici della lingua italiana, quando questa non venga più rimpannucciata dagli editor di Mondadori cui Saviano deve tanto della sua fama atrabiliare.