Finmeccanica, ecco perché Orsi è stato arrestato
Inquinamento delle prove e reiterazione del reato. Sono questi i motivi per cui l'ad di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, è finito in manette nell'inchiesta sul caso Finmeccanica. La custodia cautelare in carcere, su richiesta del gip di Busto Arsizio Luca Labianca, è stata motivata dall'esigenza di neutralizzare ''il compimento di ulteriori condotte corruttive collegate alla sua attività manageriale e pone un limite, difficilmente superabile, all'impegno con cui egli, in prima persona, si è attivato per impedire, ostacolare e svilire l'indagine che lo riguarda''.
10 AGO 20

Inquinamento delle prove e reiterazione del reato. Sono questi i motivi per cui l'ad di Finmeccanica, Giuseppe Orsi, è finito in manette nell'inchiesta sul caso Finmeccanica. La custodia cautelare in carcere, su richiesta del gip di Busto Arsizio Luca Labianca, è stata motivata dall'esigenza di neutralizzare ''il compimento di ulteriori condotte corruttive collegate alla sua attività manageriale e pone un limite, difficilmente superabile, all'impegno con cui egli, in prima persona, si è attivato per impedire, ostacolare e svilire l'indagine che lo riguarda''.
Nell'ordinanza si spiega dei suoi contatti ''già intrapresi con gli ambienti del Csm per ottenere la nomina del nuovo dirigente dell'ufficio inquirente procedente e, dunque, per escludere dall'indagine il magistrato del pm assegnatario del procedimento, ma anche e soprattutto la strategia da costui messa in opera volta a costruire una campagna di stampa a lui stessa favorevole, campagna sembra prezzolata a dimostrazione ancor più delle sue logiche operative, o comunque a silenziare le voci dissonanti''
"Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini nelle rispettive qualità ricoperte, il 9 maggio 2012 fornirono notizie non veritiere all'organo di vigilanza interno, dimostrando così un palese disprezzo per le strutture di controllo e per gli stessi controlli a cui era necessario fornire rilievo per accreditare una situazione interna ed esterna di trasparenza invero molto opaca se non totalmente inesistente". E' quanto si legge nell'ordinanza del gip di Busto Arsizio che ha disposto il carcere per il presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi e per i due intermediari svizzeri (Guido Ralph Haschke e Carlo Gerosa) e gli arresti domiciliari per l'ad di Agusta Westland Bruno Spagnolini.
Nell'ordinanza si spiega dei suoi contatti ''già intrapresi con gli ambienti del Csm per ottenere la nomina del nuovo dirigente dell'ufficio inquirente procedente e, dunque, per escludere dall'indagine il magistrato del pm assegnatario del procedimento, ma anche e soprattutto la strategia da costui messa in opera volta a costruire una campagna di stampa a lui stessa favorevole, campagna sembra prezzolata a dimostrazione ancor più delle sue logiche operative, o comunque a silenziare le voci dissonanti''
"Giuseppe Orsi e Bruno Spagnolini nelle rispettive qualità ricoperte, il 9 maggio 2012 fornirono notizie non veritiere all'organo di vigilanza interno, dimostrando così un palese disprezzo per le strutture di controllo e per gli stessi controlli a cui era necessario fornire rilievo per accreditare una situazione interna ed esterna di trasparenza invero molto opaca se non totalmente inesistente". E' quanto si legge nell'ordinanza del gip di Busto Arsizio che ha disposto il carcere per il presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi e per i due intermediari svizzeri (Guido Ralph Haschke e Carlo Gerosa) e gli arresti domiciliari per l'ad di Agusta Westland Bruno Spagnolini.
"L'Agusta Westland spa – prosegue l'ordinanza – e per essa la sua dirigenza, e Spagnolini in particolare, sembrano essere consueti al pagamento di tangenti e vi è motivo di credere che tale 'filosofia aziendale' si ripeta anche in futuro se non resa vana attraverso l'intervento cautelare". Il presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi, "a capo di una holding comprensiva di aziende operanti in svariati settori, rivela il suo disincanto per la pratica tangentizia e il suo convincimento che la stessa sia un fattore naturale della pratica aziendale". "Gli indagati, con particolare riferimento a Orsi, sembrano utilizzare come loro longa manus l'operato dei componenti dell'organo di vigilanza ed ex magistrati, fidando evidentemente nelle loro specifiche competenze e conoscenze circa il funzionamento degli uffici giudiziari".
L'accusa nei confronti del presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi, arrestato nella notte dai carabinieri, è di corruzione internazionale, peculato e concussione per le presunte tangenti che sarebbero state pagate per la vendita di 12 elicotteri in India.
LA REPLICA DEL LEGALE DI ORSI - "Un provvedimento irragionevole per una vicenda oggetto di indagini da quasi due anni e tuttora priva dei tasselli più importanti che ne dovrebbero accreditare l'esistenza almeno sul piano indiziario". Così il difensore di Giuseppe Orsi, l'avvocato Ennio Amodio, ha commentato gli sviluppi dell'inchiesta sulle presunte tangenti a Finmeccanica che oggi ha portato in carcere il suo assistito. "Tanto più ingiustificata appare la misura cautelare – ha aggiunto il legale nella nota -– se si pensa che non c'è traccia del benchè minimo profitto conseguito dall'ing Orsi o da terzi nella fornitura dei 12 elicotteri Agusta all'India. E' stata infatti archiviata l'ipotesi di un cospicuo finanziamento alla Lega, per lungo tempo alimentata dalle calunniose dichiarazioni di un ex manager. Sono rimasti privi di qualsiasi eco nell'ordinanza del Gip di Busto Arsizio gli insistiti richiami della stessa fonte a ritorni economici a favore di chi si è interessato della commessa. E' tutto l'impianto accusatorio ad apparire inconsistente. La gara in India è ricostruita dagli inquirenti sulla base di fuorvianti dichiarazioni di persone che ignorano ciò che è effettivamente avvenuto nel confronto tra i diversi competitor internazionali. Tanto poco viziato è stato l'iter dell'aggiudicazione – ha aggiunto Amodio – che le autorità, dopo accurate inchieste, hanno più volte confermato l'assoluta regolarità della gara".
"E' davvero inconcepibile – ha proseguito il legale – addebitare a Giuseppe Orsi di aver cercato compiacenze da parte dei diversi organi di stampa. Come se non fosse giustificato impegnarsi a difendere la propria immagine nei media per far emergere la verità dei fatti. Non si può certo condividere infine il rilievo dato nell'ordinanza cautelare a presunte manovre in ambiente giudiziario. Si tratta di un evidente equivoco perché in tutto lo svolgimento dell'attività investigativa l'ing. Orsi e la sua difesa hanno fornito la massima collaborazione agli inquirenti".
"E' davvero inconcepibile – ha proseguito il legale – addebitare a Giuseppe Orsi di aver cercato compiacenze da parte dei diversi organi di stampa. Come se non fosse giustificato impegnarsi a difendere la propria immagine nei media per far emergere la verità dei fatti. Non si può certo condividere infine il rilievo dato nell'ordinanza cautelare a presunte manovre in ambiente giudiziario. Si tratta di un evidente equivoco perché in tutto lo svolgimento dell'attività investigativa l'ing. Orsi e la sua difesa hanno fornito la massima collaborazione agli inquirenti".