Fave
10 AGO 20

Il signor Michele Ajello, già manager della sanità siciliana, condannato a 15 anni e 6 mesi per corruzione e associazione mafiosa, viene mandato in carcere a Sulmona. Dove, ma guarda un po', servono nel menu fave e piselli, sembra esclusivamente o almeno regolarmente. Si scopre così che il suddetto Ajello soffre di favismo, insomma allergia alle fave. Ergo, con una soluzione logica (nella logica della giustizia italiana, si vuol dire, e anche della fava), viene scarcerato e mandato ai domiciliari. La cosa sarebbe incredibile anche in un film di Boldi. Ci si chiede se in tutte le carceri italiane si servano solo fave, nel qual caso effettivamente il povero Ajello non poteva essere trasferito, o se lì a Sulmona il menu è così strepitoso da non ammettere cambiamenti, insomma come in certi ristoranti dove, per esempio, la pasta e fagioli è così buona che ce la trovate da un anno all'altro. O se a Sulmona l'ingestione di fave è obbligatoria e prescritta dal regolamento carcerario. Aveva ragione Flaiano: la situazione in Italia è tragica, ma non è seria.