Addio a Irving Kristol, edizione speciale del Foglio rosa in edicola lunedì
Irving Kristol, il commentatore politico che più di ogni altro ha definito il movimento conservatore moderno in America e ha contribuito a gettare le basi per i successi del partito repubblicano dell'epoca reaganiana, è morto all'età di 89 anni ad Arlington, Virginia. Il Foglio in edicola lunedì gli dedicherà un ricordo speciale ripubblicando diversi articoli sul padre dei neoconservatori americani e un editoriale di Giuliano Ferrara. Leggi l'articolo del New York Times - Leggi l'editoriale del Wall Street Journal

Irving Kristol, il commentatore politico che più di ogni altro ha definito il movimento conservatore moderno in America e ha contribuito a gettare le basi per i successi del partito repubblicano dell'epoca reaganiana, è morto all'età di 89 anni ad Arlington, Virginia. Il figlio William, anch'egli commentatore e direttore della rivista conservatrice The Weekly Standard, ha detto che la causa della morte sono state le complicazioni di un cancro ai polmoni. Kristol ha avuto influenza su diverse generazione di intellettuali conservatori, da Bill Buckley a David Brooks. Nella sua lunga carriera ha scritto per il Wall Street Journal, ha insegnato alla New York University ed è stato membro del think thank American Enterprise Institute. La sua esperienza politica e intellettuale partì dal pensiero liberal dei democratici del New Deal. Negli anni Sessanta insieme ad un gruppo di intellettuali come Daniel Bell, Nathan Glazere e Daniel Patrick Moynihan, arrivò però a mettere in discussione le idee dell'epoca del presidente democratico Lyndon B.Johnson. Kristol e Bell tradussero in realtà le loro idee, fondando nel 1965 la rivista "The Public Interest", un evento che viene considerato generalmente come l'inizio del pensiero neo-conservatore. L'obiettivo di "Public Interest" non erano tanto gli obiettivi sociali dei democratici quanto le "conseguenze involontarie" delle loro politiche. I programmi del Welfare, secondo Kristol, non facevano che stimolare una cultura della dipendenza, mentre l'"affirmative action" per favorire gli studenti afroamericani finiva per aumentare gli squilibri sociali, provocando danni ai presunti beneficiari. La sua frase più famosa era che un neoconservatore era un liberal che era stato "aggredito dalla realtà".
Il Foglio in edicola lunedì gli dedicherà un ricordo speciale ripubblicando diversi articoli sul padre dei neoconservatori americani e un editoriale di Giuliano Ferrara.