Un metodo alla Cameron per snellire i conti italiani

Una frustatina liberista pro crescita per alleviare l’oppressione regolatoria e una riduzione ulteriore della spesa pubblica. E’ questo il percorso ribadito ieri dal governo alla Camera, che ha approvato con il no delle opposizioni il Def (Documento di economia e finanza): senza le assenze fra le opposizioni il governo sarebbe stato battuto. La frustatina antiregolatoria utile a ravvivare l’asfittica crescita, annunciata ieri al Foglio dal ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, sarà approvata nel Consiglio dei ministri della prossima settimana.
9 AGO 20
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Come trovare queste risorse? Se sono escluse nuove imposte, occorrerà concentrarsi sui tagli alle spese. La Banca d’Italia consiglia di ricorrere a una soluzione: procedere “con decisione nell’analisi delle singole voci di spesa anche attraverso processi di spending review”, perché “è utile adottare e rafforzare indicatori di performance nelle strutture pubbliche centrali e locali (uffici, scuole, ospedali, tribunali) e sviluppare meccanismi che consentano di valutare l’adeguatezza dell’entità di ciascuna voce indipendentemente dalla spesa storica (zero-based budgeting)”, ha detto in Parlamento Ignazio Visco, vicedirettore generale della Banca d’Italia, secondo cui “l’azione di contenimento della spesa richiede interventi molto selettivi”. Era anche una priorità del ministero dell’Economia retto da Giulio Tremonti, che però, constatando che i singoli dicasteri erano restii a varare limature selettive, ha imposto tagli lineari per tutte le amministrazioni.
Non ci sono richieste formali della Commissione europea o del Fondo monetario internazionale affinché l’Italia effettui una spending review – nota una fonte dell’esecutivo di Bruxelles – ma i processi sistematici di revisione della spesa sono fra le best practice indicate dal Fmi e dall’Osce per i fiscal framework. Comunque i compiti della Ragioneria generale dello stato sono stati rafforzati per ottenere una maggiore completezza del monitoraggio della spesa pubblica e dei suoi andamenti.

A indicare la “soluzione all’inglese, alla David Cameron, quindi una spending review”, è anche il consigliere economico del gruppo Pdl alla Camera, Gianfranco Polillo, in uno studio in fieri che, comunque, tacita con i numeri le preoccupazioni montanti sulla sostenibilità di una manovra, mettendo a confronto i conti dell’Italia con quelli di Francia, Germania e Inghilterra. La conclusione? Dal 2009 al 2014, il comportamento dell’Italia risulta più virtuoso rispetto a Francia, Germania e Inghilterra: “Tutti i paesi hanno dovuto compiere manovre di rientro che il Fmi ritiene tuttavia insufficienti. Nonostante la stretta già decisa, la Francia avrà nel 2014 un deficit pari al 2,1 per cento; la Germania al 2,3 e l’Inghilterra al 2,5 per cento. L’Italia invece, con la manovra prevista nel 2013 e nel 2014, d’importo inferiore a quella già realizzata dagli altri, avrà un indebitamente netto dello 0,2 per cento”. Polillo entra poi nei dettagli dei singoli paesi: “Tra il 2011 e il 2013 la Francia ha annunciato di voler realizzare una manovra pari a 54,8 miliardi”. Poi passa ad analizzare la Germania: “A partire dal 2011 il tasso di crescita dovrebbe ridursi, fino a livellarsi (anni 2014 e 2015) con quello italiano (stima 1,4 per cento). La politica impostata dal governo prevede una manovra pari a 4,5 punti di pil nel 2011-2016. Ma il Fmi suggerisce di portarla al 5,2 per cento del pil”. Infine analizza l’Inghilterra: “Sebbene il paese sia più favorito dal punto di vista congiunturale (svalutazione della sterlina e politica monetaria autonoma), la manovra già impostata dal governo, per il periodo 2010-2015, è pari a 128 miliardi di sterline, poi ridotta a 111 a seguito della spending review”. Polillo tira le somme: la correzione dei conti italiani dal 2011 al 2014 sarà nel complesso del 2,3 per cento, contro il 4,9 della Francia, il 5,2 della Germania e l’8 dell’Inghilterra”.