Un caso di euromanipolazione

“Le Banche centrali di tutto il mondo sono pronte a fornire tutta la liquidità necessaria al sistema finanziario. Gli istituti sono all’erta, pronti ad agire a seconda dell’evoluzione della situazione e dispongono delle munizioni necessarie”. Come Ben Bernanke, il presidente della Banca centrale europea (Bce), Jean-Claude Trichet, ha lanciato ieri un messaggio all’insegna del “quantitative easing” in un’altra giornata pessima per i mercati mondiali. E’ vero che Trichet ha parlato non come presidente della Bce ma nei panni di numero uno del Global Economy Meeting. Leggi Manovra in vista
9 AGO 20
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Il premio di rendimento dei Btp a cinque anni rispetto ai titoli tedeschi ha raggiunto questa mattina i 447 punti base, un record mai raggiunto nei 12 in cui esiste l'euro. La Borsa di Milano dopo un'ora di contrattazioni positive, ha virato al ribasso, perdendo il 2 per cento.
“Le Banche centrali di tutto il mondo sono pronte a fornire tutta la liquidità necessaria al sistema finanziario. Gli istituti sono all’erta, pronti ad agire a seconda dell’evoluzione della situazione e dispongono delle munizioni necessarie”. Come Ben Bernanke, il presidente della Banca centrale europea (Bce), Jean-Claude Trichet, ha lanciato ieri un messaggio all’insegna del “quantitative easing” in un’altra giornata pessima per i mercati mondiali. E’ vero che Trichet ha parlato non come presidente della Bce ma nei panni di numero uno del Global Economy Meeting, l’organismo che riunisce i banchieri centrali dei 30 principali paesi riuniti presso la Banca dei regolamenti internazionali (Bri). “E’ una convinzione espressa da tutti”, ha però insistito Trichet, che per la seconda volta in poco più di un mese (l’altra il 2 agosto a New York al Council on Foreign Relations) ha mostrato di ritenere strategico questo organismo, noto prevalentemente agli addetti ai lavori: allora, a porte chiuse, lo definì “quello che diverrà rapidamente il motore principale della governance mondiale”. A supporto di Trichet è intervenuto dal G7 finanziario di Marsiglia il ministro dell’Economia francese, François Baroin: “Le Banche centrali del G7 si sono impegnate a vigilare sulla stabilità dei prezzi e il sostegno all’attività economica e a fornire alle banche tutta la liquidità necessaria”. E ancora più esplicito è stato l’appello all’attivismo dei banchieri centrali lanciato dal segretario del Tesoro americano, Timothy Geithner, impegnato in una campagna sviluppista domestica con il placet della Federal Reserve: “Nessuna delle principali Bance centrali è a corto di munizioni”, ha detto in apertura del G7. Queste dichiarazioni, assieme alla notizia che l’Ue emetterà in settimana un altro bond a dieci anni per il Portogallo nell’ambito del Meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (Efsm), hanno contribuito a frenare per un po’ le perdite delle Borse europee in chiusura. Parigi ha comunque perso il 4,03 per cento, Milano il 3,9 per cento, Francoforte il 2,27 per cento.
Ma l’ipotesi di un’imminente resa alla piazza da parte del governo greco di George Papandreou, le indiscrezioni su un piano B tedesco con fallimento pilotato della Grecia e linee di credito preventive a Spagna e Italia, hanno prodotto l’incupirsi repentino dello scenario: con reazioni a catena sul sistema bancario francese, il più esposto verso Atene con 53 miliardi di euro, minacce di declassamento da parte di Moody’s per Bnp Paribas, Société Générale e Crédit Agricole, aumento dello spread tra Btp e Bund fino a 381 punti e dei credit default swap. L’assicurazione contro il default della banche francesi è salito ben oltre quota 300, cento punti meno rispetto alle banche italiane; mentre il cds sull’Italia ha raggiunto il record di 500. Tutto questo sembra indurre la Bce a continuare quel lavoro di supporto di liquidità finora sempre rifiutato, e che venerdì ha portato alle dimissioni del tedesco Jürgen Stark.
Un ruolo simile a quello della Fed e della Bank of Japan? I banchieri centrali giapponesi intendono infatti accelerare negli acquisti di titoli pubblici e sostegno alle banche: tuttavia c’è chi sottolinea che solo il 4,4 del debito giapponese è in mani straniere, contro il 44 per cento di quello italiano, il 53 del debito tedesco, il 67 per cento di quello francese.
La conseguenza, dicono gli analisti, è che per sostenere l’euro la Bce dovrebbe impegnare gran parte dei suoi attivi, circa 1.900 miliardi. Esattamente come fa la Federal reserve con 2 mila miliardi di dollari. Tutto questo non è ovviamente privo di conseguenze per l’Italia. Il sostegno ai Btp è stato accompagnato ieri, da parte della Commissione Ue, da un perentorio invito “ad approvare misure aggiuntive se le entrate o le minori spese non fossero quelle previste dalla manovra”. O almeno così spiegavano i maggiori quotidiani on line; in realtà l’invito era ripreso dalle indicazioni del Consiglio Ue del 12 luglio, quindi pre manovre correttive del governo italiano. Mentre il Tesoro è riuscito a collocare 7,5 miliardi di Bot annuali (e 4 di trimestrali) al rendimento del 4,1 rispetto al 2,9 di agosto.
Il rischio a breve non è tanto quello dell’insostenibilità di questo spread, sostengono gli analisti, quanto il possibile ulteriore restringimento del credito interbancario che ne potrà discendere. A meno che la Bce non svolti davvero verso il quantitative easing, con altri prevedibili diktat a Palazzo Chigi e Via XX Settembre.