Tranquilli, Bossi non è più in canottiera
Lega di lotta o Lega di governo? E’ il tema che divide la base che si tormenta sulle frequenze di Radio Padania e che negli ultimi giorni ha messo un po’ di paura a un Pdl che difetta di lucidità. Ma è pure uno di quei dubbi che il gruppo dirigente leghista sa di avere già sciolto, perché la scelta è nei fatti: la Lega è un partito di sistema che regge con il Pdl una considerevole impalcatura di potere (non solo amministrativo) che si schianterebbe al suolo assieme al governo di Roma.
9 AGO 20

Tutto concorreva a far pensare che a Pontida Umberto Bossi si sarebbe preparato a far risuonare, davanti ai militanti in camicia verde che altro non si aspettano, i corni di guerra. Il pollice verso del leader sarà anche stato rivolto ai giornalisti petulanti e non al presidente del Consiglio in affanno, ma Roberto Maroni aveva rivelato l’ovvio gelando l’ottimismo di Silvio Berlusconi. “Va tutto bene? Lo vedremo a Pontida”, aveva detto il ministro dell’Interno coccolando la strategia della suspense su un evento per il quale la Lega ha deciso di assumere toni perentori e tuttavia propositivi nei confronti dell’alleato e del governo impaludati. Difatti sbaglia il Pdl, un po’ disordinato e intontito dalla mazzata referendaria, quando chiede che la Lega “rientri nei ranghi” scambiando il dinamismo (per quanto tattico) con i prodromi di un tradimento che appare difficile – se non impossibile – agli stessi dirigenti padani.
La Lega del 2011 non è più quella del 1995, nativista e settentrionalista, capace di ribaltare la maggioranza di centrodestra sapendo di avere poco da perdere e qualcosa da guadagnare: allora era in gioco esclusivamente il governo nazionale, retto da un’alleanza acerba con il Cav., e in una condizione incerta e fluida nell’Italia in cui si chiudeva la stagione di Mani pulite e si apriva una Seconda Repubblica ancora da decifrare nei suoi caratteri. Oggi il partito di Bossi governa con il Pdl di Berlusconi centinaia di comuni e province; esprime due importanti presidenti di regione, il governatore del Veneto Luca Zaia e il governatore del Piemonte Roberto Cota, è rappresentata nei consigli di amministrazione degli enti pubblici, delle ex municipalizzate, dei consorzi, delle fondazioni bancarie, persino della Rai. Gestisce denaro, finanziamenti. Potere vero. La Lega è un partito di sistema, come sanno benissimo i suoi dirigenti e come confessano spesso – a microfoni spenti, talvolta rimpiangendo la purezza dei vecchi tempi – alcuni degli uomini più vicini a Maroni. A un partito di sistema, che pure rievoca spesso l’originaria indole irruenta, non sfugge la meccanica di osmosi che collega tra loro i gangli del potere: sfilare un solo mattone rischia di far venire giù l’intera casa, dai Palazzi del governo romano su su fino al Veneto e alla Lombardia.