Soltanto il Cav. può insegnare l'amortalità
La giornalista Catherine Mayer sostiene di aver coniato un nuovo termine: amortalità. Il suo giornale, il magazine più istituzionale d’America, il Time, ha inserito il presunto nuovo concetto fra le dieci idee che stanno cambiando la storia. La signora Mayer è donna di mondo, conosce meravigliosamente quest’evo contemporaneo e lo incalza con analisi sferzanti.

La giornalista Catherine Mayer sostiene di aver coniato un nuovo termine: amortalità. Il suo giornale, il magazine più istituzionale d’America, il Time, ha inserito il presunto nuovo concetto fra le dieci idee che stanno cambiando la storia. La signora Mayer è donna di mondo, conosce meravigliosamente quest’evo contemporaneo e lo incalza con analisi sferzanti. L’amortalità è quel tentativo stoico dell’uomo contemporaneo di perpetuarsi nell’esistenza – o di trascinarcisi attraverso – grazie a formule che durano lo spazio di una vita, senza mai cambiare. Chi vuole glutei sodi e alti a vent’anni, a settanta non si rassegnerà a fare la parte della nonna cinta da metri di visone: vorrà soltanto avere glutei più sodi e più alti. Catherine Mayer, donna di mondo, dice che quest’affare dell’amortalità, che sta cambiando il mondo, deriva dal concorso fra la “massiccia crescita dell’aspettativa di vita e il profondo declino dell’influenza delle religioni organizzate”. In pratica Dio puzza di naftalina, gli scienziati si esaltano con il botulino e per diretta conseguenza tutti gli uomini aspirano a essere dei Michael Jackson imbottiti di viagra.
Forse un paio di cose sono sfuggite alla giornalista, scrittrice e donna di mondo del Time. Innanzitutto, alla Mayer è sfuggito il Cav., maestro nell’amortalamento di sé da diverso tempo, almeno dal 1994. L’articolo del Time cita il presidente francese, Nicolas Sarkozy (“Volubile come un teenager in fase ormonale”), come esempio di essere amortale, ma non sa che Sarkozy è un eccellente allievo di seconda generazione, non un maestro. Il Cav. non solo ritiene che sarà possibile, un giorno, vivere fino a centoventi anni, ma tutto della sua figura rilascia il gusto della vita esagerata che attraversa e fa a brani la vecchia distinzione delle età della vita. La storia del giorno da leone e dei cent’anni da pecora è un aut-aut anacronistico: l’uomo amortale vuole vivere cent’anni da leone; e questa non è una gran novità. Dunque Catherine Mayer è donna di mondo ma una gita nell’Italia amortale non se l’è mai fatta, o in quel momento era distratta.
L’interessante tesi del Time vacilla su un punto che paradossalmente è anche il suo argomento più forte. Contrariamente a quanto si dice, l’amortalità non ha nulla di contemporaneo. Quel nome – a cui non è ancora chiaro se corrisponda un concetto o sia un puro flatus vocis – accomuna il genere umano dai tempi in cui gli unici due abitanti della terra hanno iniziato a vergognarsi delle proprie nudità. L’etica guerriera di Sparta, con la rupe tarpea e l’organizzazione militare della vita privata (cioè pubblica) era il tentativo di sfidare il tempo e creare una cosmo estraneo alla morte (cioè amortale, se lo strascico di alfa privativo è stato ben compreso). L’uomo rinascimentale con il ripiegamento sulla sapienza antica – e le sue tendenze all’onanismo culturale – credeva di vincere i limiti della natura o, ancora meglio, di piegare la natura al proprio volere. Non c’erano liposuzione e tossina botulinica, ma nell’amortalità ci si affogava anche allora.
L’uomo progetta sempre, diceva Martin Heidegger, senza tenere conto della morte; alla fine della sua vita il filosofo tedesco ammetteva anche che “solo un dio ci può salvare”. Ora il Time dice che questa storia dell’amortalità è la nuova frontiera dell’uomo contemporaneo e dice anche che l’imbruttimento da auto-perpetuazione ossessiva è un po’ colpa delle religioni organizzate. In quanto aggrappata al divino, al trascendente, pare che la religione se la passi benissimo; chi se la passa peggio, invece, sono gli altri, gli uomini e le donne di mondo.