Se il sogno è infranto
Il sogno è svanito, ammesso che sia mai stato seriamente sul punto di realizzarsi. L’America non avrà una riforma dell’health care di tipo europeo. Non ci sarà una rivoluzione del suo complicato, costosissimo, ma anche eccellente, sistema sanitario. La salute non diventerà un diritto, ma resterà un servizio a pagamento. Lo stato non gestirà gli ospedali né offrirà ai cittadini giovani e benestanti la sua mutua pubblica. I leader alla Camera e al Senato hanno riconosciuto di non avere i voti per una legge di riforma generale
9 AGO 20

Il sogno è svanito, ammesso che sia mai stato seriamente sul punto di realizzarsi. L’America non avrà una riforma dell’health care di tipo europeo. Non ci sarà una rivoluzione del suo complicato, costosissimo, ma anche eccellente, sistema sanitario. La salute non diventerà un diritto, ma resterà un servizio a pagamento. Lo stato non gestirà gli ospedali né offrirà ai cittadini giovani e benestanti la sua mutua pubblica. I leader alla Camera e al Senato hanno riconosciuto di non avere i voti per una legge di riforma generale, malgrado l’ampia maggioranza democratica al Congresso e l’impegno diretto del presidente. Non è una questione di destra e sinistra, di pro e contro Obama, di lobby o conflitti di interessi: una riforma di questo tipo agli americani non piace in modo bipartisan e una spiegazione del successo repubblicano al seggio di Kennedy, martedì scorso, potrebbe essere quella che gli elettori del Massachusetts conoscevano già gli effetti di una riforma simile a quella in discussione al Congresso. Tre anni fa, infatti, l’allora governatore repubblicano Mitt Romney ha varato una riforma che è stata presa a modello dai leader democratici al Congresso. Il risultato non è stato incoraggiante: i non assicurati sono diminuiti, ma i costi, le tasse, i prezzi delle polizze assicurative e i tempi di attesa sono aumentati.
A Washington c’è ancora spazio per approvare qualche doveroso aggiustamento, per estendere la copertura sanitaria pubblica non solo ai poveri, agli anziani, ai bambini, ai dipendenti pubblici e ai militari, ma anche a chi non si può permettere l’assicurazione a causa del rincaro dei premi. Sarebbe una gran cosa, ma i due testi approvati a fine anno dalla Camera e dal Senato hanno scarse possibilità di diventare legge. Il testo della Camera prevede la public option, un’assicurazione statale alternativa a quelle private, ma al Senato questa idea è stata già bocciata, figuriamoci ora che i repubblicani hanno conquistato il seggio di Kennedy e che due o tre democratici sono talmente in difficoltà nei sondaggi da essere pronti, semmai, a ritirare il sostegno. Il testo del Senato, d’altro canto, non vieta gli aiuti pubblici a chi acquista una polizza che copre le spese per abortire, una condicio sine qua non per una cinquantina di deputati democratici antiabortisti. L’idea che Obama con il suo tocco magico sarebbe riuscito a rivoluzionare il sistema è fallita. Il presidente potrebbe insistere, oppure ricordarsi della lezione appresa da Bill Clinton nel 1994. Anche Clinton aveva tentato di riformare la sanità, ma quando si è accorto che il progetto rivoluzionario stava per affossare la sua presidenza ha scelto di cambiare le priorità della sua agenda politica. S’è occupato d’altro.