Prostituzione e liberazione
Nella patria dei diritti dell’uomo s’alza un’ondata di moralizzazione che sa di puritanesimo (secondo i detrattori “all’americana”). E i libertini, che hanno radici profonde, protestano. Il neo ministro per i Diritti delle donne e portavoce del governo, Najat Vallaud-Belkacem, 34 anni, marocchina d’origine, sorriso smagliante, vuole fare sparire la prostituzione. La neo ministra ha affidato la sua professione di fede al Journal du Dimanche: “Non si tratta di sapere se vogliamo abolire la prostituzione, ma di trovare gli strumenti per farlo”.
9 AGO 20

Nella patria dei diritti dell’uomo s’alza un’ondata di moralizzazione che sa di puritanesimo (secondo i detrattori “all’americana”). E i libertini, che hanno radici profonde, protestano. Il neo ministro per i Diritti delle donne e portavoce del governo, Najat Vallaud-Belkacem, 34 anni, marocchina d’origine, sorriso smagliante, vuole fare sparire la prostituzione. La neo ministra ha affidato la sua professione di fede al Journal du Dimanche: “Non si tratta di sapere se vogliamo abolire la prostituzione, ma di trovare gli strumenti per farlo”.
Da allora è passato un mese. Gli “operatori del sesso” – che in Francia, dove nel 1946 hanno abolito le case chiuse, sono circa 20 mila di cui quasi il 90 per cento di origine straniera, stando al ministero degli Interni, e circa 8 mila attivi a Parigi – sono scesi in piazza per protestare, il viso coperto da maschere di plastica, la lavagnetta appesa al collo con su scritto: “Non siete voi a riempirmi il frigo, a pagarmi le bollette, perciò non potete parlare”. Najat Belkacem ha messo subito le mani avanti: “Non sono un’ingenua, so che sarà un cantiere a lungo termine, l’abolizionismo è frutto di una riflessione che nasce dall’insufficienza delle misure attuali”. Ma intanto il caso è detonato. Libération, foglio della sinistra radicale, l’ha rilanciato ieri in copertina con un titolo eloquente: “Un débat faux-cul”. Il governo, sottolinea Libé, nonostante l’uscita della giovane paladina dei diritti delle donne, non si muove. “Sono altre le priorità”, avvertono da Matignon, mentre la ministra annuncia per l’anno prossimo una tavola rotonda consensuale che metta d’accordo abolizionisti e libertini su una serie di soluzioni condivise, al fine per lo meno di scoraggiare il fenomeno. Impresa ardua. Molti si domandano davvero se serva un’altra legge visto che quelle esistenti, causa carenza di fondi e farraginosità, non riescono a garantire chi abbandona il marciapiede denunciando il protettore. Per esempio, l’ultima legge voluta da Sarkozy ministro degli Interni nel 2003 ha introdotto il reato di “racolage passif” cambiando lo statuto di chi si prostituisce, da vittima in delinquente. Questa legge punisce infatti con due mesi di carcere e 3.750 euro di ammenda colui che con qualsiasi mezzo, compreso un atteggiamento passivo, rimorchi pubblicamente un’altra persona per incitarla a rapporti sessuali in vista di una remunerazione o di una promessa di remunerazione.
Norme a parte, ci sono poi i comportamenti. Nel paese del libertinismo mondano, dove persino un candidato in pectore alla presidenza può frequentare per anni e impunemente club scambisti e partouze a pagamento senza che nessuno alzi il ditino (è successo a Dominique Strauss-Kahn prima che venisse denunciato per tentato stupro da una cameriera nera del Sofitel di New York), gli abolizionisti duri e puri insistono per separare la sessualità dalle leggi del mercato, ma se la devono vedere coi fautori della libertà sessuale, nella fattispecie libertà dell’individuo adulto e responsabile di disporre liberamente del proprio corpo prostituendosi, e libertà del cliente di procacciarsi incontri sessuali a pagamento. “Certo, nessun libertino libertario vorrebbe vedere sua madre o i suoi figli abbracciare una carriera fatta di umiliazioni certe e di redditi incerti”, concede su Libé François Sergent. Ma l’argomento dirimente è un altro: vietare la prostituzione significa allontanare dai centri-città “i lavoratori del sesso”, spingendoli alla clandestinità e rendendoli più vulnerabili. “L’abolizionismo è un’ideologia assassina”, protesta su Libé Morgane Merteuil, segretaria del Syndicat du travail sexuel, che per nulla al mondo intende subordinare la sicurezza a un ordine morale e repressivo. Quella dei repressori, dice Merteuil, “è una posizione meno femminista che paternalista e non ha alcun senso”.