Parlare alla Marchionne

Nella manovra correttiva in corso d’approvazione alla Camera dei deputati c’è almeno una norma pro crescita, ed è quella che legittima e rafforza la contrattazione a livello aziendale, depotenziando la concertazione centralizzata, troppo rigida per permettere tra l’altro a imprenditori e lavoratori di sfruttare al meglio la ripresa.
9 AGO 20
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Nella manovra correttiva in corso d’approvazione alla Camera dei deputati c’è almeno una norma pro crescita, ed è quella che legittima e rafforza la contrattazione a livello aziendale, depotenziando la concertazione centralizzata, troppo rigida per permettere tra l’altro a imprenditori e lavoratori di sfruttare al meglio la ripresa. L’articolo 8 della manovra è potenzialmente dirompente, e non a caso è stato accolto da uno sciopero generale del sindacato meno riformista, la Cgil, che ha subito invocato (strumentalmente) l’inviolabilità dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello sui licenziamenti. C’era da aspettarselo. Inattesa invece è stata la freddezza, se non addirittura l’ostilità, con cui giornali e commentatori di establishment, pronti a invocare “riforme strutturali” a ogni pie’ sospinto, hanno accolto la riforma.

Il silenzio ieri l’ha rotto finalmente l’ad di Fiat, Sergio Marchionne, discutibile produttore di auto, ma allo stesso tempo indiscutibile fenomeno modernizzatore delle nostre relazioni industriali: “La mossa del ministro Maurizio Sacconi con l’articolo 8 è importantissima e comincerà a dare a tutti quelli che vogliono investire in Italia, non solo alla Fiat, la certezza che consente di gestire” gli stessi investimenti. Cosa cambia d’ora in poi? “Il provvedimento è di una chiarezza assoluta – ha detto l’ad – se la maggioranza dei lavoratori è d’accordo con una proposta, questa va avanti, così riusciamo a gestire qualcosa. E’ una cosa assolutamente civile”. E ancora: “Quello che serviva ci è stato dato, non solo a noi ma a tutti gli industriali. Cerchiamo di non trovare il pelo nell’uovo”. E di non avere peli sulla lingua, cari imprenditori.