Obama in, Annan out
Ora è ufficiale, l’Amministrazione Obama sta fornendo sostegno ai ribelli siriani nella resistenza contro il regime di Assad, un sostegno diretto e indiretto (tramite gli alleati), un sostegno fatto di finanziamenti e di armi. In concomitanza con le dimissioni di Kofi Annan da inviato speciale dell’Onu in Siria (il mandato era in scadenza a fine agosto, ha deciso di non rinnovarlo: è stata un’esperienza fallimentare, la sua, pure se complicata dai veti cinesi e russi al Consiglio di Sicurezza).
9 AGO 20

Ora è ufficiale, l’Amministrazione Obama sta fornendo sostegno ai ribelli siriani nella resistenza contro il regime di Assad, un sostegno diretto e indiretto (tramite gli alleati), un sostegno fatto di finanziamenti e di armi. In concomitanza con le dimissioni di Kofi Annan da inviato speciale dell’Onu in Siria (il mandato era in scadenza a fine agosto, ha deciso di non rinnovarlo: è stata un’esperienza fallimentare, la sua, pure se complicata dai veti cinesi e russi al Consiglio di Sicurezza), un’esclusiva della Reuters ieri spiegava – senza riferimenti temporali precisi – che il presidente Obama ha dato via libera alla Cia per operazioni di “finding” a favore dei ribelli, con un intervento più deciso sul fronte del rifornimento di armi. Washington sostiene di non aver mai fornito armi letali (al contrario degli alleati), ma l’offensiva dei ribelli è sul campo più coordinata, come dimostra la battaglia all’aeroporto di Aleppo, l’attacco con un tank preso all’esercito regolare, l’allargamento degli scontri a Damasco. Già la settimana scorsa erano circolate voci, tra i giornalisti che sono riusciti a entrare in Siria assieme ai ribelli, di rifornimenti più frequenti da parte degli americani. Un carico importante è passato attraverso il confine tra la Turchia e la Siria: a 60 miglia da quella frontiera c’è un centro nevralgico del sostegno ai ribelli, ad Adana, che ospita anche Incirlik, una base militare e di intelligence americana. Secondo Nbc, il Free Syrian Army (Fsa), l’esercito dei ribelli, ha ricevuto due dozzine di missili terra-aria e anche dei Manpad (i sistemi missilistici a corto raggio che si possono portare a spalla, come i famigerati Stinger), ma il Fsa smentisce. Secondo le stime sono stati finora stanziati 25 milioni da parte di Washington.
L’annuncio della svolta strategica via media non ha messo a tacere il dibattito interno all’America sul sostegno armato ai ribelli siriani. Secondo le ricostruzioni del Cable, informato blog di Foreign Policy, al Pentagono c’è un Crisis Asset Team che lavora con Israele ai piani che riguardano gli arsenali siriani di armi chimiche. Il dipartimento di stato si è invece spaccato tra interventisti e non interventisti, con i falchi (per ora in vantaggio) guidati dall’attivissimo consigliere per la Sicurezza nazionale, Tom Donilon, che è anche uno degli interpreti del “leading from behind” caro all’Amministrazione Obama. Anche se alla guida dal sedile posteriore si è aggiunto (in seguito alla campagna libica) un elemento di conflittualità sempre più importante, che contribuisce a creare opacità su una strategia non chiara, né militarmente né eticamente. Che sia almeno efficace.