"Nella prima puntata una scopata e un'uccisione: così avevo già dato"

Riproponiamo giorno per giorno, da domani, il romanzo a puntate scritto da Sandro Fusina sul Foglio nell'estate del 1997. Qui l'autore spiega come nacque e finì la storia delle "Farfalle di Sierra Leone": "Mi diedero quindici giorni di anticipo, dopo poco mi trovai ogni giorno a scrivere quella del giorno dopo, senza sapere come sarebbe andata a finire. Lo finii con un bacio".
9 AGO 20
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Quest'estate ripubblichiamo un romanzo che ha tenuto compagnia ai lettori del Foglio nell'estate del '97.
L'autore è Sandro Fusina, il titolo stravagante almeno quanto chi l'ha scritto: "Le farfalle di Sierra Leone".
"Mi diedero quindici giorni di anticipo. Scrissi cinque o sei puntate, in realtà il primo giorno ne pubblicarono due e a un certo punto le puntate finirono. Mi trovai ogni giorno a scrivere quella del giorno dopo. Senza sapere come sarebbe andata a finire. Come un romanzo d'appendice. Fu un'estate tremenda: c'erano Vichi Festa, Michele, Sergio Soave, andavamo a mangiare, a bere. Divertente".
Così, in una Milano infuocata d'estate, nasce "Le farfalle di Sierra Leone". "Nella prima puntata c'è subito una scopata e un'uccisione. Così abbiamo già dato. Dopo c'è il protagonista che deve scoprire cosa è successo". Fusina dice che conosceva molto bene l'ambiente, con l'abolizione della schiavitù negli anni '80 del '700 in Inghilterra (la storia si svolge tutta a Londra), e la creazione della colonia di Sierra Leone in Africa, "che fu un disastro. Serviva per importare gli schiavi inglesi che se allontanati da casa erano liberi, ma molti divennero poveri. E poi c'erano da sistemare i negri di Jamaica. Tutti andavano sistemati, e allora nasce la colonia". Il romanzo è da rileggere (o leggere per la prima volta, per chi se l'è perso allora) giorno per giorno. Unico indizio: l'uomo ammazzato in apertura è un raccoglitore di esemplari naturalistici, il 'fly-catcher'. Ai lettori scoprire il resto, tranne la fine: "Finì il racconto con un bacio".