Merkel promette ai suoi elettori un’Europa ancora più berlinese
Ad ascoltare le interviste che Angela Merkel ha rilasciato ultimamente, è difficile non vedervi una sapiente costruzione, una regia attenta nel costruire i messaggi rivolti a due uditori diversi: al pubblico europeo da una parte, a quello dei suoi concittadini dall’altra. Così è stato domenica, nell’intervista al canale pubblico Zdf. Lì, proprio all’inizio la Kanzlerin faceva sapere all’Europa che nulla cambierà nella gestione dell’eurocrisi. Rigore as usual.
9 AGO 20

Berlino. Ad ascoltare le interviste che Angela Merkel ha rilasciato ultimamente, è difficile non vedervi una sapiente costruzione, una regia attenta nel costruire i messaggi rivolti a due uditori diversi: al pubblico europeo da una parte, a quello dei suoi concittadini dall’altra. Così è stato domenica, nell’intervista al canale pubblico Zdf. Lì, proprio all’inizio la Kanzlerin faceva sapere all’Europa che nulla cambierà nella gestione dell’eurocrisi. Rigore as usual. Sul finire, alla domanda se il tema Europa sarà uno degli argomenti importanti della campagna elettorale 2013, rispondeva: “Certo, l’autunno prossimo si voterà anche sul ruolo che l’Europa dovrà avere in futuro e su dove vogliamo stare noi in questa Europa”. Merkel si porta avanti. Nonostante il rincorrersi dei vertici, un’agenda che scoppia di appuntamenti, lei non perde un colpo, anzi. Riesce a infilarci anche un libro, “Dialogo sul futuro della Germania” (“Dialog über Deutschlands Zukunft”, Vlg. Murmann), una raccolta di proposte provenienti da gruppi di studio e lavoro che Merkel ha istituito nel 2011 per discutere di famiglia, integrazione, rivoluzione energetica ed Europa: con tanto di partecipazione anche da parte di cittadini via twitter. Merkel, nonostante l’eurocrisi, in campagna elettorale c’è dunque dal gennaio 2011. Una maratona lunga 33 mesi.
La sua attuale coalizione sarà pure male assortita, ma intanto i socialdemocratici sono costretti ad arrancarle dietro in tre, perché il candidato sfidante verrà designato solo in gennaio. Un vantaggio non da poco. Il che conferma quanto qualcuno diceva già prima che arrivasse al potere: mai sottovalutarla. Sempre in fatto d’interviste, qualche settimana fa, dopo aver di nuovo soffocato ogni speranza di minor rigore, alla domanda se riuscisse a immaginarsi un’Europa a due velocità Merkel aveva risposto: “Ce l’abbiamo già, con Schengen, con l’euro. E se ci sono paesi che non possono o non vogliono stare al passo, questo non può significare un rallentamento del processo di integrazione”. Un chiara rassicurazione ai suoi concittadini. C’è chi l’accusa di ridurre tutta l’eurocrisi a pochi concetti, ripetuti fino allo sfinimento. E ultimamente anche il capo di stato Joachim Gauck l’ha sollecitata a spiegarsi in modo più articolato. Gauck ha offerto addirittura il suo aiuto affinché questa Europa riacquisti un po’ di anima e non sia vista solo come una minaccia o come un gigantesco “apparato di controllo”. Merkel si è limitata a replicare che il suo e quello del capo di stato sono ruoli diversi. Tradotto: “Grazie, me la cavo benissimo da sola”. Stando a sondaggi che la vedono ancora in vetta alle preferenze, pare aver ragione.
Perché quel suo dire e non dire, quel ribadire gli stessi concetti – da una parte che l’Europa, se si rompe, non va da nessuna parte in un mondo globale; dall’altra, che la solidarietà si può pretendere e ottenere solo a patto di rispettare alla lettera gli accordi presi – sarà pure un modo elementare di spiegare la crisi e il braccio di ferro tra nord e sud Europa, ma a molti dei suoi concittadini basta. Perché fino a oggi ha saputo fare muro, difendere i loro risparmi. E poi lei ha la sua strategia: i media continuano a parlare di perdita di sovranità a favore di Bruxelles, gli animi dentro e fuori al Bundestag si infiammano sul tema; il fondo di stabilizzazione l’Esm è bloccato presso la Corte costituzionale, che solo il 12 settembre farà sapere se sposa la tesi secondo la quale l’Esm esautora il Parlamento delle sue competenze in materia di bilancio. Infine, sono sempre più numerose le voci che chiedono un referendum popolare in materia di Europa. Uno strumento che la Costituzione però non prevede per questa materia. E così Merkel cerca di accontentare gli scontenti dichiarando che nelle politiche del 2013 si voterà anche sul futuro dell’Europa.