Ingroia si candidi

L’insistenza della procura e del tribunale palermitani, che intendono sottoporre l’illecita intercettazione di telefonate del presidente della Repubblica a una procedura che prevede di fatto la loro pubblicazione, ha spinto Giorgio Napolitano ad aprire un conflitto istituzionale con il tribunale di Palermo. La Costituzione dice che il capo dello stato non può essere intercettato e che i suoi atti non sono sottoposti alla giurisdizione ordinaria, a eccezione della possibilità del Parlamento di metterlo in stato di accusa. Leggi Napolitano denuncia i pm spioni
9 AGO 20
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L’insistenza della procura e del tribunale palermitani, che intendono sottoporre l’illecita intercettazione di telefonate del presidente della Repubblica a una procedura che prevede di fatto la loro pubblicazione, ha spinto Giorgio Napolitano ad aprire un conflitto istituzionale con il tribunale di Palermo. La Costituzione dice che il capo dello stato non può essere intercettato e che i suoi atti non sono sottoposti alla giurisdizione ordinaria, a eccezione della possibilità del Parlamento di metterlo in stato di accusa. Il magistrato Antonio Ingroia interpreta questa norma al contrario: il testo di conversazioni del presidente deve essere valutato dalle parti per decidere sulla loro irrilevanza ai fini processuali e solo al termine di questo esame se ne può ordinare la distruzione. La decisione di Napolitano d’interpellare la Consulta vale soltanto a protezione delle prerogative del Quirinale fissate in Costituzione, ma è anche un’evidente denuncia delle intromissioni politiche della magistratura attraverso l’uso improprio delle intercettazioni. Probabilmente l’episodio contribuirà ad approfondire il solco tra i giustizialisti come Antonio Di Pietro e il Partito democratico che, assieme alle altre forze politiche di maggioranza e al governo, appoggia ragioni evidenti.
Si può osservare che la pretesa di Ingroia di capovolgere il dettato costituzionale non ha un minimo di base giuridica, ma configura una precisa visione politica e istituzionale. Sarebbe ragionevole che queste opinioni, che costituiscono il fondamento di un programma politico, venissero sottoposte a chi ha la sovranità, cioè al popolo elettore. Ingroia deve candidarsi, invece di ciurlare nel manico.