Passeggiate romane
I numeri sul consenso del Pd
Quella vittoria di Renzi. Tornando ora alle primarie del centrosinistra, tutto è pronto per la sfida del venticinque novembre. Alla fine sulla partita delle regole Matteo Renzi ha vinto su tutti i fronti. Non sarà necessario fare chissà quale percorso di guerra per potersi prima registrare e poi votare. Lo si potrà fare lo stesso giorno e nello stesso luogo. Ma la sfida che il sindaco Renzi non ha ancora vinto è quella dei sondaggi. Benché ve ne siano due che lo danno in vantaggio sul segretario Pier Luigi Bersani, quelli veri dicono che non è così.
9 AGO 20

Quella vittoria di Renzi. Tornando ora alle primarie del centrosinistra, tutto è pronto per la sfida del venticinque novembre. Alla fine sulla partita delle regole Matteo Renzi ha vinto su tutti i fronti. Non sarà necessario fare chissà quale percorso di guerra per potersi prima registrare e poi votare. Lo si potrà fare lo stesso giorno e nello stesso luogo. Ma la sfida che il sindaco Renzi non ha ancora vinto è quella dei sondaggi. Benché ve ne siano due che lo danno in vantaggio sul segretario Pier Luigi Bersani, quelli veri dicono che non è così. Il sindaco di Firenze è ancora indietro rispetto al leader del Partito democratico, anche se ha ripreso a salire nei favori dell’elettorato del centrosinistra mentre Bersani si è invece fermato.
Il ventisei per cento. Ma al Partito democratico non si vive di soli sondaggi per le primarie: anche le rilevazioni sulle elezioni politiche vengono compulsate con regolarità e con qualche apprensione. Infatti, nell’ultimo sondaggio riservato del Partito democratico, il Pd è fermo a quota 26 per cento. Una cifra certamente non confortante, soprattutto se si pensa che i grillini, invece hanno superato la soglia del 20 per cento, attestandosi al 21.
Il ventisei per cento. Ma al Partito democratico non si vive di soli sondaggi per le primarie: anche le rilevazioni sulle elezioni politiche vengono compulsate con regolarità e con qualche apprensione. Infatti, nell’ultimo sondaggio riservato del Partito democratico, il Pd è fermo a quota 26 per cento. Una cifra certamente non confortante, soprattutto se si pensa che i grillini, invece hanno superato la soglia del 20 per cento, attestandosi al 21.
Dopo quel sondaggio. Delle primarie del Partito democratico si è detto, scritto, e ormai si sa tutto, o quasi. Nel senso che, anche dopo il dibattito televisivo di ieri sera, mancano ormai solo i risultati. Rimangono invece ancora un oggetto misterioso le primarie del Pdl. Innanzitutto nessuno è pronto a scommettere che alla fine si terranno sul serio. Per il resto, anche se si svolgeranno, sono piene di incognite. E non solo perché i sondaggi che Silvio Berlusconi ha piazzato sotto il naso di Angelino Alfano rivelano che potrebbero anche essere un flop. Infatti, secondo quei dati, i potenziali elettori oscillano tra duecentomila e due milioni. E non è come dire la stessa cosa. Ma c’è di più: nelle stime fatte dai sondaggisti del Cavaliere, il segretario del Pdl non svetta di certo. E’ dietro a Gianni Alemanno, per esempio. Ed è questo il motivo che lo ha spinto a pressare il sindaco di Roma per farlo ritirare dalla competizione. E Alfano, sempre secondo questi stessi sondaggi, potrebbe avere anche dei problemi con Guido Crosetto, nel caso in cui alle primarie partecipassero molte persone.
Il no della Meloni. Con questi dati il Cavaliere sperava di convincere Angelino Alfano a lasciar perdere le primarie. Ma non c’è stato verso. Il segretario del Pdl sa che le elezioni sono l’unico strumento a sua disposizione per affrancarsi da Berlusconi e quindi ha deciso di tirare dritto su questa strada. Prendendo però i dovuti accorgimenti. Dopo aver ottenuto il ritiro di Alemanno, nonché il suo appoggio ufficiale, Alfano ha fatto altrettanto con Giorgia Meloni. L’ex ministro, che nei sondaggi del Cavaliere è ben piazzata, rinuncerà anche lei a correre. Rimane da convincere il solo Crosetto, il quale, però, pur essendo buon amico del segretario, ha già fatto sapere che non si tirerà mai indietro. E questo ha molto innervosito il buon Angelino, il quale, da qualche giorno, non rivolge più la parola al deputato del Pdl che non accetta di farsi da parte. Quanto al candidato che ha destato più curiosità, Samorì, con quello Alfano non ha nemmeno provato la sua campagna di dissuasione. Ma non è affatto vero, come pure si è scritto, che Samorì è stato messo in campo da Berlusconi.
Il no della Meloni. Con questi dati il Cavaliere sperava di convincere Angelino Alfano a lasciar perdere le primarie. Ma non c’è stato verso. Il segretario del Pdl sa che le elezioni sono l’unico strumento a sua disposizione per affrancarsi da Berlusconi e quindi ha deciso di tirare dritto su questa strada. Prendendo però i dovuti accorgimenti. Dopo aver ottenuto il ritiro di Alemanno, nonché il suo appoggio ufficiale, Alfano ha fatto altrettanto con Giorgia Meloni. L’ex ministro, che nei sondaggi del Cavaliere è ben piazzata, rinuncerà anche lei a correre. Rimane da convincere il solo Crosetto, il quale, però, pur essendo buon amico del segretario, ha già fatto sapere che non si tirerà mai indietro. E questo ha molto innervosito il buon Angelino, il quale, da qualche giorno, non rivolge più la parola al deputato del Pdl che non accetta di farsi da parte. Quanto al candidato che ha destato più curiosità, Samorì, con quello Alfano non ha nemmeno provato la sua campagna di dissuasione. Ma non è affatto vero, come pure si è scritto, che Samorì è stato messo in campo da Berlusconi.