I mercati si ricredono su Draghi e tirano un sospiro di sollievo

Dopo il tonfo delle Borse e il rialzo dello spread di giovedì, ieri gli investitori internazionali sono sembrati più ottimisti. Le Borse europee hanno chiuso in netto rialzo: Milano la migliore (più 6,3 per cento), seguita da Madrid (più 5,6). Il differenziale tra i titoli di stato decennali italiani e gli omologhi Bund tedeschi, “dopo aver aperto a 509 punti base, è inizialmente salito fino a 519 – scriveva ieri l’agenzia Radiocor-Sole 24 Ore – salvo poi iniziare a scendere in modo deciso, arrivando nel pomeriggio a un minimo di 457” e poi chiudere a 462.
9 AGO 20
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Ora la Spagna apre all’ipotesi di far intervenire lo scudo anti spread. “Lo spagnolo Rajoy allude al bailout come a una possibilità”, titolava ieri sera il sito Web del quotidiano americano Wall Street Journal commentando le dichiarazioni del primo ministro iberico. Rajoy non ha annunciato l’intenzione di chiedere un sostegno del Fondo salva stati (Efsf), ma ha detto di essere in attesa di maggiori chiarimenti sui piani della Banca centrale europea. Due giorni fa il presidente della Bce, Mario Draghi, aveva detto che l’Eurotower “potrebbe intervenire” sui mercati dei debiti sovrani a sostegno di quegli stati che prima avranno attivato i Fondi Efsf/Esm. “In base alle circostanze, prenderemo una o l’altra decisione”, ha dichiarato il premier iberico che, finora, aveva escluso ogni possibilità di fare ricorso a questa forma di salvataggio.

I mercati paiono ricredersi sulla volontà di Draghi e tirano un sospiro di sollievo. Dopo il tonfo delle Borse e il rialzo dello spread di giovedì, ieri gli investitori internazionali sono sembrati più ottimisti. Le Borse europee hanno chiuso in netto rialzo: Milano la migliore (più 6,3 per cento), seguita da Madrid (più 5,6). Il differenziale tra i titoli di stato decennali italiani e gli omologhi Bund tedeschi, “dopo aver aperto a 509 punti base, è inizialmente salito fino a 519 – scriveva ieri l’agenzia Radiocor-Sole 24 Ore – salvo poi iniziare a scendere in modo deciso, arrivando nel pomeriggio a un minimo di 457” e poi chiudere a 462. In calo lo spread tra Bonos spagnoli e Bund, da 585 a 535. Come sostenuto due giorni fa da pochi solitari osservatori, come Stephanie Flanders della Bbc, gli investitori internazionali avrebbero tenuto conto della volontà espressa da Draghi di intervenire in modo massiccio (seppure non subito).

I dati sull’occupazione americana aiutano le Borse ma non Obama. Numeri migliori delle attese sul mercato del lavoro statunitense: a luglio sono stati creati infatti 163 mila posti di lavoro, più dei 64 mila di giugno. Anche questo ha trascinato al rialzo le Borse americane ed europee. “Ma il tasso di disoccupazione, politicamente più sensibile – scrive Neil Shah sul Wall Street Journal – è aumentato, passando dall’8,2 all’8,3 per cento”. Pessimista anche Robin Harding, corrispondente da Washington per il Financial Times: “Mentre il numero di occupati superiore alle attese mitiga i timori che gli Stati Uniti possano avvitarsi in una recessione, lo stesso numero indica un’economia claudicante che non riesce a creare posti di lavoro sufficienti per far abbassare il tasso di disoccupazione”.

Sugli effetti del contagio europeo, ora il Fmi ci ripensa: sono pericolosi per tutti. L’Europa non sta facendo abbastanza per fermare il contagio della crisi, sostiene il Fondo monetario internazionale (Fmi) nel suo “2012 Spillover Report”. Al primo posto tra i rischi di contagio per l’economia mondiale c’è proprio “la difficoltà nel tenere testa alla crisi dell’area euro”. Nell’edizione 2011 dello stesso rapporto, invece, il Fmi sosteneva che l’effetto contagio che scaturiva dai paesi periferici dell’Eurozona era “gestibile” e che “il consolidamento fiscale nell’Ue ha effetti solo minori sulla contrazione della domanda del resto del mondo”. L’istituzione diretta dalla francese Christine Lagarde riconosce ora che il problema “non è dei paesi periferici, ma di natura pan-europea”.
Nel grafico: DAL 1948 A OGGI, OBAMA ULTIMO IN CLASSIFICA QUANDO SI TRATTA DI OCCUPAZIONE. In quest’infografica, elaborata dal sito Political Math Blog, ogni riquadro colorato contiene il nome di un presidente degli Stati Uniti, il numero di posti di lavoro creati durante la rispettiva permanenza alla Casa Bianca, e il tasso di disoccupazione lasciato in eredità al successore alla fine del mandato. I dati, per quanto riguarda Barack Obama, sono aggiornati al maggio 2012.