Spread e politica
I mercati agitano il Palazzo che sembra mesto, confuso
Le parole di Mario Draghi non tranquillizzano i mercati, e i mercati agitano la politica e il Palazzo. Lo spread è tornato a salire sfiorando quota 500 e il premier, Mario Monti, da Helsinki ha lanciato un doppio messaggio di preoccupazione e rassegnazione verso l’interno (i partiti in campagna pre-elettorale) e verso l’esterno (i partner europei, i rigoristi della Banca centrale tedesca). “Lo spread alto non porta a buone politiche e a riforme economiche", ha detto il professore come se fosse alla Bocconi.
9 AGO 20

Le parole di Mario Draghi non tranquillizzano i mercati, e i mercati agitano la politica e il Palazzo. Lo spread è tornato a salire sfiorando quota 500 e il premier, Mario Monti, da Helsinki ha lanciato un doppio messaggio di preoccupazione e rassegnazione verso l’interno (i partiti in campagna pre-elettorale) e verso l’esterno (i partner europei, i rigoristi della Banca centrale tedesca). “Lo spread alto non porta a buone politiche e a riforme economiche ma all’esatto opposto, perché posso assicurare che se lo spread rimarrà alto in Italia andrà al potere un governo non europeista”, ha detto il professore come se fosse alla Bocconi. La furbizia tattica con la quale si muovono in queste ore sia il Pdl sia il Pd che ha stretto un’alleanza con il Sel di Nichi Vendola. I due maggiori partiti sono attraversati da tentazioni speculari: il Pdl non ha mai davvero deposto del tutto l’opzione movimentista e antieuro di Antonio Martino e Daniela Santanchè; mentre il Pd, che con il suo nuovo alleato Vendola si candida a vincere le elezioni del 2013, ha finora sempre respinto ogni ipotesi di continuità con l’esperienza tecnocratica. A Monti, come a Giorgio Napolitano (il presidente della Repubblica è preoccupato per una deriva alla greca) non sfugge dunque la fluidità del quadro: la riforma elettorale a buon punto (ma ancora sospesa), la difficoltà di vincolare Pdl, Pd e Udc a uno schema che proietti ancora nel 2013 l’agenda del governo tecnico. Non è un caso se ormai Monti e Napolitano si muovono all’unisono, anche in pubblico, con le loro dichiarazioni. Per entrambi, a questo punto, la riforma della legge elettorale diventa un passaggio cruciale per allontanare lo spettro di ipotesi di governo non in linea con un progetto di austerity e riforme anche impopolari. “Sono fiducioso che i partiti riflettano sul gap che si è creato tra loro e i cittadini in termini di credibilità”, ha detto il professore. E poi: “Spero lavorino duramente per migliorarsi e spero che raggiungano rapidamente un accordo sulla legge elettorale”.
“Se dovremo chiedere aiuto, dovremo accettare condizioni per il dopo Monti. Il governo con Vendola ora mi sembra improbabile”, dice Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera. I partiti, pur nel marasma che li attraversa, resistono convinti dei loro margini di autonomia dal contesto della crisi, ma secondo molti osservatori potrebbero essere le nuove regole intorno al Fondo europeo salva stati a determinare la natura, la composizione, e l’agenda del prossimo governo che sia esso politico o ancora tecnico. Le parole di Draghi sono state infatti interpretate dal Palazzo come una sconfitta della linea tenuta da Monti all’eurovertice del 28 giugno scorso: l’intervento del fondo Efsf sarà comunque subordinato a un commissariamento del paese che chiede gli aiuti. Ieri, in ambienti parlamentari, è tornata a circolare con forza l’ipotesi di una manovra di finanza straordinaria. E’ previsto per oggi un Consiglio dei ministri, con tutt’altro all’ordine del giorno. Si parla addirittura (ma non è la prima volta) di un provvedimento anti spread per l’acquisto forzoso di quote del debito pubblico. Ma sono voci.
“Se dovremo chiedere aiuto, dovremo accettare condizioni per il dopo Monti. Il governo con Vendola ora mi sembra improbabile”, dice Antonio Polito, editorialista del Corriere della Sera. I partiti, pur nel marasma che li attraversa, resistono convinti dei loro margini di autonomia dal contesto della crisi, ma secondo molti osservatori potrebbero essere le nuove regole intorno al Fondo europeo salva stati a determinare la natura, la composizione, e l’agenda del prossimo governo che sia esso politico o ancora tecnico. Le parole di Draghi sono state infatti interpretate dal Palazzo come una sconfitta della linea tenuta da Monti all’eurovertice del 28 giugno scorso: l’intervento del fondo Efsf sarà comunque subordinato a un commissariamento del paese che chiede gli aiuti. Ieri, in ambienti parlamentari, è tornata a circolare con forza l’ipotesi di una manovra di finanza straordinaria. E’ previsto per oggi un Consiglio dei ministri, con tutt’altro all’ordine del giorno. Si parla addirittura (ma non è la prima volta) di un provvedimento anti spread per l’acquisto forzoso di quote del debito pubblico. Ma sono voci.