Habemus statistam
Quell’Antonio Di Pietro fotografato ieri alla Camera che quatto quatto si avvicina al diabolico Caimano non per cercare di ammanettarlo mani e piedi attorno a una poltroncina di Montecitorio ma per provare a discutere per qualche istante di politica diceva già tutto dell’improvvisa metamorfosi del nostro Tonino. Noi le abbiamo contate: sono esattamente tre settimane che l’inflessibile castigatore dei valori ha cominciato a offrire alla platea un volto meno rabbioso e persino meno incazzoso rispetto a quello del passato.
9 AGO 20

Un discorso in cui Di Pietro non ha invocato l’intervento di un’ambulanza guidata da guardie svizzere per internare il Cav. ma in cui ha bensì ammesso di aver riflettuto a lungo dopo il discorso fatto martedì al Senato da Berlusconi (a proposito delle molte, e forse troppe, opposizioni presenti in Parlamento) e in cui ha chiesto a Bersani di non perdere tempo e “costruire subito e insieme un vero programma di governo”. Roba, insomma, da far strabuzzare gli occhi anche a una vecchia volpe come Fabrizio Cicchitto: “Diciamolo: l’onorevole Di Pietro ha dato una lezione di strategia politica”.
La ragione più evidente di questa mutazione è che Antonio Di Pietro – che il fiuto politico ce l’ha lungo più o meno come il pelo sulla pancia – ha capito prima degli altri che l’antagonismo anti berlusconiano è un progetto perdente e che se si vuole provare a ipotecare un futuro nel post berlusconismo l’unico modo possibile non è quello di bighellonare e parlare di alleanze, proporre leggi elettorali e intrallazzare nel sottobosco parlamentare ma è quello di offrire una vera proposta alternativa per guidare il paese. Dubitiamo fortissimamente che quella proposta possa avere il volto di Di Pietro ma ci sentiamo sicuri di poter dire che una novità politica ieri si è manifestata con chiarezza alla Camera. E insomma, signori, forse habemus statistam.