Eterologa e schiavitù
Alla fine nessuno pagherà, per la morte della diciassettenne Sushma Pandey, uccisa dalla stimolazione ovarica alla quale si sottoponeva per la terza volta in diciotto mesi nella clinica Rotunda Center for Human Reproduction di Mumbai, in India, un posto che si autodefinisce “centro di eccellenza” specializzato nella fornitura di ovociti per pratiche di fecondazione in vitro. A due anni dagli avvenimenti – la giovane donna è morta il 10 agosto del 2010 – la stampa indiana prende atto del fallimento di ogni tentativo di sanzionare i responsabili.
9 AGO 20

Alla fine nessuno pagherà, per la morte della diciassettenne Sushma Pandey, uccisa dalla stimolazione ovarica alla quale si sottoponeva per la terza volta in diciotto mesi nella clinica Rotunda Center for Human Reproduction di Mumbai, in India, un posto che si autodefinisce “centro di eccellenza” specializzato nella fornitura di ovociti per pratiche di fecondazione in vitro. A due anni dagli avvenimenti – la giovane donna è morta il 10 agosto del 2010 – la stampa indiana, come riferisce il giornale on line BioEdge, prende atto del fallimento di ogni tentativo di sanzionare i responsabili di un caso che presenta contorni criminali anche per la permissiva India. Il Rotunda Center for Human Reproduction si è cavato d’impaccio sostenendo che la donna aveva presentato falsi documenti di identità, dai quali risultava più adulta, e risultano volatilizzati anche i due uomini e la donna che, per ben tre volte, avevano accompagnato Sushma Pandey in clinica in occasione dei trattamenti.
Nessuno pagherà, allora, per la morte di un’adolescente poverissima – lavorava per poche rupie in un deposito di rottami – vittima di una catena di montaggio che è quanto di più simile alla schiavitù sia riuscito a produrre il mondo contemporaneo, naturalmente sotto l’ampio mantello della cultura del desiderio. Le giovani donne indiane – e rumene, slovene, ucraine, rom – che forniscono ovociti a coppie infertili a rischio della vita e a prezzi stracciati, così come le donne che portano avanti la gravidanza per conto terzi, sono le moderne schiave della cui imbarazzante esistenza non prenderà mai atto chi rivendica il “diritto” alla provetta eterologa.