Bersani nella palude della propaganda

Antonio Di Pietro, lamentando il ritardo e persino la riluttanza del Partito democratico nel lavoro di costruzione di un’alternativa, ha messo il dito nella piaga. Naturalmente il leader dell’Italia dei valori ha un particolare interesse a definire accordi condizionati dal successo ottenuto a Napoli da Luigi De Magistris e a Milano dal candidato proposto da Sinistra e libertà Giuliano Pisapia, in modo da escludere un dialogo con il cosiddetto Terzo polo. Leggi E' Bersani la vera alternativa a Berlusconi? Blogger a confronto - Leggi Come si spiega la clamorosa trasformazione del saggissimo Di Pietro - Leggi Di Pietro è sempre Di Pietro, ma stavolta non ha torto dal blog Cerazade
9 AGO 20
Immagine di Bersani nella palude della propaganda
Bersani è convinto che lo sfilacciamento del centrodestra sia irreversibile e che quindi, prima del prossimo appuntamento elettorale, si determinerà una fase in cui consistenti fasce di elettorato moderato si troveranno senza punti di riferimento. Scommettendo su questa ipotesi piuttosto fumosa, rifiuta di definire ora il perimetro delle alleanze del Partito democratico. Si può sospettare che, in realtà, sappia bene che questa prospettiva non è realistica, ma che la tenga viva allo scopo di evitare un confronto interno al centrosinistra sulla leadership, in modo da ottenerla senza doversi confrontare con ipotesi politiche e personalità in competizione con lui. La tattica interna di Bersani è apparentemente abile, mette i suoi alleati in una situazione scomoda, lascia aperte tutte le strade, consente di giocare di rimessa nei confronti del governo, persino mettendo in dubbio l’attendibilità dei conti pubblici, certificata in realtà anche dalla Banca d’Italia.
Puntare solo sull’indebolimento dell’avversario, però, è un atteggiamento sostanzialmente subalterno, che può dare risultati sul terreno della propaganda e, entro certi limiti, della tattica parlamentare, ma impedisce un regolare funzionamento delle istituzioni e avvilisce il senso della politica. All’Italia serve una competizione aperta tra classi dirigenti alternative che si contendono il consenso per quel che rappresentano, per quel che propongono, per la loro maggiore o minore coesione e attendibilità come responsabili delle scelte. Se Bersani si sottrae a questo compito alla lunga debilita la funzione che spetta al suo partito.