Tutti per la crescita
Se non è una finta – e non c’è ragione di crederlo: l’Italia non è in condizione di permettersi mascherate politiche – l’iniziativa pro crescita maturata ieri in Parlamento vale più di una passerella internazionale alla ricerca d’investimenti stranieri. La così detta ABC, o maggioranza tripartita, ha fatto approvare alla Camera una risoluzione nella quale i partiti sembrano perfino incalzare il governo Monti sul tema della crescita.
8 AGO 20

Se non è una finta – e non c’è ragione di crederlo: l’Italia non è in condizione di permettersi mascherate politiche – l’iniziativa pro crescita maturata ieri in Parlamento vale più di una passerella internazionale alla ricerca d’investimenti stranieri. La così detta ABC, o maggioranza tripartita, ha fatto approvare alla Camera una risoluzione nella quale i partiti sembrano perfino incalzare il governo Monti sul tema della crescita. E con proposte circostanziate – l’emissione di Euro-project bond, l’aggressione al debito pubblico tramite dismissioni straordinarie – finalizzate a irrobustire la posizione dell’Italia nel concerto europeo. Sul piano della forma si tratta di una dichiarazione d’intenti o poco più. Ma dal punto di vista politico il segnale è potente, perché spazza via l’immagine di un ceto politico tentato dal ricorso autunnale alle urne, nella malriposta illusione di capitalizzare l’oggettiva impopolarità delle misure governative.
Posto che ogni retropensiero sia sempre lecito (come dimostrano le nuove tensioni nel Pdl sulla riforma del lavoro), la realtà dei fatti ci dice che tra la Giunta dei professori e i leader di partito si è instaurata una dialettica virtuosa. Una dialettica dettata certo dall’emergenza economica – in fondo Monti si è sentito chiedere quel che sta già sostenendo in ogni sede internazionale, dalle cancellerie continentali alla Bce –, e che tuttavia si può leggere come una nascente polizza d’assicurazione sull’ultimo tratto di lavoro cui è chiamato l’esecutivo tecnico. Sarebbe difficile, per i partiti contraenti dell’ABC, retrocedere da tale linea di condotta grancoalizionista trovando motivazioni comprensibili e forti come quelle che hanno ispirato il documento di ieri.
Il che, inevitabilmente, avrà delle conseguenze nell’assetto complessivo del sistema politico. Se non è neppure da immaginare che i partiti rinuncino alla loro campagna elettorale in vista del 2013, e alle loro legittime aspirazioni egemoniche, dal quadro emerso ieri si può dedurre che la rincorsa al voto non dovrà strangolare la concorde azione attivata intorno a Monti; e che l’esperimento in sé (un proto Tutti per l’Italia), se pure non riproducibile nelle stesse fattezze, costituisce già un buon modello da imitare.