Il documentario "Sexy Baby" al Tribeca Film Festival
Quanto è cambiato il sesso nell'era cibernetica
L’era cibernetica ha cambiato, improvvisamente, i rapporti tra le donne e il sesso. Lo racconta il film “Sexy Baby”, presentato in questi giorni al Tribeca Film Festival. Un documentario che esplora lo sfruttamento della sessualità femminile nell’era virtuale e lo fa raccontando le storie di tre donne tra loro apparentemente molto diverse. di Eleonora Galasso
8 AGO 20

L’era cibernetica ha cambiato, improvvisamente, i rapporti tra le donne e il sesso. Lo racconta il film “Sexy Baby”, presentato in questi giorni al Tribeca Film Festival, di cui il Daily Beast fornisce ampi dettagli. Diretto da Jill Bauer e Ronna Gradus, che di professione fanno i reporter per il Miami Herald, è un documentario che esplora lo sfruttamento della sessualità femminile nell’era virtuale.
I due giornalisti si sono trovati in una discoteca dove saltava all’occhio la completa indifferenza dei ragazzi davanti all’esibizione delle lap dancer. Niente lingua di fuori, niente tachicardia, la rassegna del già visto non interessava nessuno. Quella storia è diventata un lungometraggio. A farci aprire gli occhi sul fenomeno nel film sono tre donne, un’adolescente di 12 anni, una ragazza di 22 che si sottopone a un intervento chirurgico vaginale e una star del porno di 32 anni. Tutte procaci, disinibite e spericolate malgrado loro, come detta l’indiscriminante protocollo del mondo virtuale.
L’industria del porno si è infiltrata prepotentemente nell’era digitale. Ad approfittarne è Nichole, che per professione si fa chiamare Nikita Cash (il riferimento alla nota spia protagonista di film e serie tv unita al denaro rendono l’idea). Stanca di girare film per soli adulti decide di insegnare i segreti del sesso estremo a casalinghe e tipografe. C’è anche Laura, una ventiduenne che vuole sembrare una porno star per far godere di più un fidanzato ossessionato dal sesso sul web tanto che si sottoporrà a un'operazione di chirurgia estetica che le modificherà il labbro vaginale.
Dopo il Tribeca si vedrà se il film avrà successo o si limiterà a far nascere qualche polemica sul sesso o qualche noiosa disamina sociologica. In un'intervista all'Indiewire, i due registi si augurano ovviamente che la casa di distribuzione HBO veda il potenziale del documentario, e ne faccia nascere una campagna mediatica efficace, così come fece il produttore Harvey Weinstein con "Bully", pellicola che denunciava il fenomeno del bullismo in America.
di Eleonora Galasso