Parigi contro lo scambio culturale

Non ancora cominciati, i negoziati sull’accordo di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti sono già minacciati dalla Francia di François Hollande. “Vogliamo escludere dalla discussione le questioni culturali. Questo non è negoziabile”, ha avvertito la ministra del Commercio francese, Nicole Bricq. Tra le linee rosse fissate da Parigi c’è anche la solita agricoltura: ogm e carne agli ormoni saranno usati come alibi per rallentare i negoziati con Washington. Ma la battaglia sulla “exception culturelle” si gioca tutta in Europa. Perché, prima di aprire il tavolo con gli Usa, i Ventisette devono trovare un accordo tra loro sul mandato negoziale da affidare alla Commissione.
8 AGO 20
Immagine di Parigi contro lo scambio culturale
Non ancora cominciati, i negoziati sull’accordo di libero scambio tra Unione europea e Stati Uniti sono già minacciati dalla Francia di François Hollande. “Vogliamo escludere dalla discussione le questioni culturali. Questo non è negoziabile”, ha avvertito la ministra del Commercio francese, Nicole Bricq. Tra le linee rosse fissate da Parigi c’è anche la solita agricoltura: ogm e carne agli ormoni saranno usati come alibi per rallentare i negoziati con Washington. Ma la battaglia sulla “exception culturelle” si gioca tutta in Europa. Perché, prima di aprire il tavolo con gli Usa, i Ventisette devono trovare un accordo tra loro sul mandato negoziale da affidare alla Commissione. La Francia è l’unico paese a voler proteggere le sue produzioni cinematografiche, televisive, radiofoniche, musicali e letterarie con barriere tariffarie e non. Il pericolo è che un mandato troppo stretto possa bloccare qualsiasi progresso reale sul resto degli scambi transatlantici. L’accordo Ue-Usa vale mezzo punto di pil in più di crescita su entrambe le sponde dell’Atlantico. Se l’Europa si mette a “fissare linee rosse, gli Usa faranno lo stesso”, ha spiegato la ministra svedese Ewa Björling. Soprattutto, dicono fonti della Commissione, se vincerà la battaglia dell’eccezione culturale, la Francia “perderà quella per il Camembert”. Washington aprirà le porte – tra l’altro – alle produzioni tipiche europee solo in cambio di una contropartita complessiva.
Nel momento in cui la Francia implora la Commissione di allungare i tempi di rientro del deficit, la sua paura delle orde culturali americane nasconde un problema più grave. Nonostante le difficoltà a trovare una politica economica per rilanciare la crescita, Hollande e il suo governo continuano a percepire il libero commercio come una minaccia per il villaggio gallico assediato dalla globalizzazione. Vendere Camembert solo ad Asterix e Obelix non permetterà di uscire dalla crisi. Peggio, la minaccia francese pesa su tutti gli altri. Prima di cedere alle richieste di Hollande sul deficit, la Commissione farebbe bene a ricordare che la crescita è la priorità di tutti e che questa “Nato del commercio” è una componente essenziale della strategia europea.