L’urlo del dottor Gribbels

Al confronto l’adagio mussoliniano sull’Aula sorda e grigia, potenziale bivacco di manipoli, sembra una notula professorale zagrebelskiana. Ieri Beppe Grillo è andato oltre, ma molto oltre, nella sua virulenza non più comica: “Il Parlamento potrebbe chiudere domani, nessuno se ne accorgerebbe. E’ un simulacro, un monumento ai caduti, la tomba maleodorante della Seconda Repubblica. O lo seppelliamo o lo rifondiamo. La scatola di tonno è vuota. Ripeto: la scatola di tonno è vuota”.
8 AGO 20
Immagine di L’urlo del dottor Gribbels
Al confronto l’adagio mussoliniano sull’Aula sorda e grigia, potenziale bivacco di manipoli, sembra una notula professorale zagrebelskiana. Ieri Beppe Grillo è andato oltre, ma molto oltre, nella sua virulenza non più comica: “Il Parlamento potrebbe chiudere domani, nessuno se ne accorgerebbe. E’ un simulacro, un monumento ai caduti, la tomba maleodorante della Seconda Repubblica. O lo seppelliamo o lo rifondiamo. La scatola di tonno è vuota. Ripeto: la scatola di tonno è vuota”. Inutile chiedersi se potevamo aspettarcelo, anzi se dovevano aspettarselo gli inani corteggiatori del Pd e tutti i suoi consanguinei fiancheggiatori disseminati nell’area extraparlamentare degli arrabbiati tendenza Fatto e Rodotà (tà-tà). Che vale ormai?
Qualcosa però si può evidenziare. Con il suo sbotto truculento, Grillo testimonia nel modo più limpido la vocazione profonda della sua pompa circense precipitata dalla rete e dalle piazze in Parlamento: è la cifra di un movimento viscerale e antisistemico votato al tutto o al nulla. Quando Grillo reclamava, all’indomani delle elezioni di febbraio, l’incarico per formare il nuovo esecutivo, non era soltanto iattante e sincero, era mosso da uno stato di necessità: il movimento Cinque stelle o governa o spacca tutto a colpi di manganello e apriscatole; o sta dentro il Palazzo ma con le redini in mano, oppure deve abbatterlo. Pena la contaminazione, la dura legge del compromesso e della dialettica interna cui il M5s s’è mostrato inevitabilmente permeabile, fino a spaventarsene. Giudicata con l’ausilio delle categorie politologiche tradizionali, questa si chiama vocazione totalitaria. Ma, quel che è forse peggio, si tratta di una vocazione che nemmeno si manifesta in nome di un disegno complessivo della società e dell’assetto istituzionale, in modo tale da potersi alla lunga stemperare in una formulazione non massimalistica. No, quello di Grillo è piuttosto un urlaccio infecondo e violento generato da un’enfiagione gruppettara, la cui eco deve risuonare a uso interno come un richiamo di sopravvivenza tribale (l’emorragia parlamentare è iniziata, Grillo ha bisogno di sbarrare il recinto del suo ovile); un urlaccio che invece all’esterno serpeggia come minaccia lugubre. Il capotribù deve aver messo in conto l’isolamento che la sua sortita avrebbe provocato. Un metodo ce l’ha, il dottor Gribbels, e inclina al Götterdämmerung di provincia.