L’ultimo Mugabe
Domani si vota in Zimbabwe e il Movement for democratic change (Mdc) è dato per favorito dai sondaggi, con margini risicati: se le previsioni saranno confermate, il padrone del paese, l’ottantanovenne Robert Mugabe, sarà estromesso dalla guida dello Zimbabwe dopo trentatré anni e dopo una serie di appuntamenti elettorali – nel 2000, nel 2002, nel 2005 e nel 2008 – finiti in brogli e violenze. Oggi a Harare formalmente c’è un governo di unità nazionale, il cui premier è il leader dell’Mdc, quel Morgan Tsvangirai che potrebbe prendere il posto di Mugabe dopo il voto di domani.
8 AGO 20

Domani si vota in Zimbabwe e il Movement for democratic change (Mdc) è dato per favorito dai sondaggi, con margini risicati: se le previsioni saranno confermate, il padrone del paese, l’ottantanovenne Robert Mugabe, sarà estromesso dalla guida dello Zimbabwe dopo trentatré anni e dopo una serie di appuntamenti elettorali – nel 2000, nel 2002, nel 2005 e nel 2008 – finiti in brogli e violenze. Oggi a Harare formalmente c’è un governo di unità nazionale, il cui premier è il leader dell’Mdc, quel Morgan Tsvangirai che potrebbe prendere il posto di Mugabe dopo il voto di domani. Ma lui, Mugabe, non dà segno di voler cedere ad alcuna successione – alla volontà del popolo non ha mai ceduto nella sua vita, non inizierà ora. Domenica, all’ultimo comizio prima del voto, si è presentato nello stadio centrale di Harare (costruito dai cinesi) e ha gridato nell’ordine: di essere pronto per altri cinque anni di governo; che Tsvangirai “è un bimbo che si lagna”, riducendo così a un capriccio l’alleanza tra il leader dell’Mdc e gli osservatori internazionali che devono vegliare sul voto; che è pronto a normalizzare le relazioni con l’occidente (qualche giorno prima, a un altro comizio, si era dedicato a un tema a lui caro, gli omosessuali, che sono “peggio dei maiali, delle capre e degli uccelli” e che impediscono il riprodursi del popolo e che dovrebbero finire “con la testa mozzata”).
Il consenso per Mugabe è ancora alto, soprattutto nelle zone rurali, ma gli esperti sostengono che il paese è pronto a cambiare, lo è da tanto tempo, se non fosse che Mugabe riesce sempre a truccare gli esiti elettorali (ancora oggi ripete ai suoi: attenti a non farvi rubare le elezioni!). Il ruolo degli osservatori è determinante: i team dell’Onu e dell’Ue non sono stati accettati; ci saranno quelli dell’Unione africana e della Comunità dell’Africa del sud, un gruppo di 15 paesi guidati dal Sudafrica. Come già è accaduto in passato, il test dello Zimbabwe non è solo sul futuro di uno dei dittatori più longevi del mondo, ma soprattutto sui suoi alleati ed ex alleati della regione, primo fra tutti il presidente sudafricano Jacob Zuma, che porta la responsabilità di dover dimostrare al mondo quanto è maturo questo pezzo d’Africa.