Passeggiate romane
Le mosse di Bersani e Renzi per non invecchiare (o morire) montiani
Berlusconi diventa un modello. In questi giorni Pier Luigi Bersani non ha certamente il viso sorridente di chi ha vinto una partita politica importante con Silvio Berlusconi. Il segretario è preoccupato e, soprattutto, molto sospettoso. Ad amareggiarlo in particolar modo sono le parole dei suoi fedelissimi che gli instillano il dubbio che il partito gli sia sfuggito di mano.
8 AGO 20

Berlusconi diventa un modello. In questi giorni Pier Luigi Bersani non ha certamente il viso sorridente di chi ha vinto una partita politica importante con Silvio Berlusconi. Il segretario è preoccupato e, soprattutto, molto sospettoso. Ad amareggiarlo in particolar modo sono le parole dei suoi fedelissimi che gli instillano il dubbio che il partito gli sia sfuggito di mano.
“Ma come, non lo vedi che nel giorno della fiducia al governo Monti le telecamere a Montecitorio erano tutte per Walter Veltroni e Massimo D’Alema, eppure il segretario sei tu”, gli dicono collaboratori e amici a riprova della loro tesi secondo cui l’ex leader del Pd e il presidente del Copasir si sono ripresi il partito e non intendono mollarlo più. I fedelissimi, non tutti, ma i più ascoltati, sostengono che però una via d’uscita c’è, che esiste un modo per non dire addio per sempre ai sogni di gloria e di leadership. Secondo loro Bersani deve adottare la stessa tattica di Silvio Berlusconi: appoggio al governo Monti, sì, per carità, ma ponendo tanti paletti e condizioni e mettendo nel conto anche la possibilità di non fa arrivare l’ex commissario europeo sino alla fine della legislatura.
De Magistris si fa inseguire. Pier Luigi Bersani, tirato a sinistra e a destra dai dirigenti del suo partito, non ha ancora deciso quale linea adottare. Se, cioè, archiviare per sempre l’ipotesi di fare il candidato premier del centrosinistra oppure ripartire all’attacco. Ma c’è un elemento che, oltre le sollecitazioni che gli provengono da una parte del suo entourage, rischia di far pendere l’ago della bilancia verso la seconda ipotesi: i movimenti a sinistra. Già, in quell’area non si può proprio dire che tutto sia fermo e stagnante. Intanto la leader della Cgil Susanna Camusso sta scaldando i motori. Nei giorni scorsi aveva detto un “no” preventivo a una radicale riforma delle pensioni, ora ripete quel no anche per quanto riguarda la reintroduzione dell’Ici. E questo riguarda il maggior sindacato italiano a cui Bersani è legato in maniera particolare. Ma anche nel mondo politico della sinistra si segnalano “strani” movimenti. Antonio Di Pietro ha detto un mezzo “sì” al governo Monti, facendo votare all’Italia dei valori la fiducia, ed ecco che irrompe nella scena il rivale Luigi de Magistris.
Che il sindaco di Napoli mediti di mettere in piedi un movimento tutto suo non è un assoluto inedito. Ma è una novità che abbia deciso di accelerare dopo la nascita del governo Monti, un governo a cui, al contrario di Di Pietro, non dà praticamente nessuna apertura di credito. Per de Magistris questo esecutivo rappresenta le banche, la finanza e il grande capitale e, di conseguenza, “blocca la crescita democratica”. Per questa ragione, a suo avviso, a sinistra bisogna lavorare per costruire una lista civica nazionale o un movimento politico in vista delle prossime elezioni politiche. Ma se questo progetto andrà avanti, che cosa faranno Vendola e Di Pietro? Saranno molto probabilmente costretti a correre all’inseguimento di de Magistris. Il che metterà in difficoltà Bersani che, come quasi tutti i dirigenti che provengono dal Pci, non ama avere concorrenti a sinistra. Insomma, dire che tutti i giochi sono già chiusi appare francamente troppo prematuro.
Una fondazione per consolarsi. E Matteo Renzi? Che fine ha fatto il sindaco di Firenze che per un lungo periodo appariva come il più serio competitor di Pier Luigi Bersani nel centrosinistra? C’è chi lo descrive abbacchiato e timoroso di aver ceduto anzitempo la leadership del centrosinistra del futuro a Corrado Passera, e chi, invece, sostiene che il primo cittadino del capoluogo toscano ritene di avere ancora degli assi nella manica e delle carte con cui poter giocare la sua partita politica. Lui, comunque, politicamente fa mostra di voler andare avanti, tant’è che ha annunciato che nei primi mesi del 2012 il Big Bang si sposterà in giro per le maggiori città italiane. Non solo pare che Renzi abbia anche deciso di costituire un’associazione. E come ci hanno insegnato fatti più o meno recenti, fondazioni e associazioni sono in genere l’avvio di nuove carriere politiche.