Le Banche centrali si svenano ancora, a Parigi e Berlino non tornano i conti

Le Borse europee hanno chiuso in rialzo sull’onda di Wall Street che ha invertito la tendenza, dopo otto giorni di caduta continua. Piazza Affari, in conclusione di una giornata ad andamento altalenante, ha chiuso ieri a più 0,52 per cento; mentre l’indice Dax di Francoforte ha perso solo lo 0,10 per cento, dopo che era arrivato a picchi negativi di 7 punti. Il tutto mentre ieri, in serata, si attendeva che la Fed annunciasse un terzo blocco di quantitative easing, un’altra iniezione di liquidità.
8 AGO 20
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La Francia ha un deficit di bilancio pari al 7 per cento del pil (peggio di Parigi solo Grecia, Spagna e Portogallo). Soprattutto ha un disavanzo primario (cioè al netto degli interessi) del 3 per cento. Germania e Finlandia sono in attivo. Come pure l’Italia. Il ministro del Bilancio, Valérie Pécresse, prima dell’apertura delle Borse ha voluto confermare gli impegni alla riduzione del deficit che, però, nel 2014 resterà ancora negativo per due punti di pil.
L’indebitamento continuerà ad aumentare fino all’87 per cento per poi scendere all’85. Il debito caldo, quello in mano alle banche, è pari a 213 miliardi di dollari, il 68 per cento all’estero. L’Italia ha 261 miliardi, il 53 per cento in mani straniere. Se le agenzie si basassero soltanto sui fondamentali della finanza pubblica, le tre A alla Francia non avrebbero senso, ammette il Monde.
I problemi della Germania, invece, non hanno a che fare con i conti pubblici, sostanzialmente in ordine, ma con un modello che comincia a perdere colpi. L’esportazione di manufatti, secondo i dati di ieri, è scesa a giugno dell’1,2 per cento, mentre le importazioni sono rimaste stabili. Si riduce, quindi, il sovrappiù. Il contributo del commercio estero al pil diventa neutro, con il rischio di girare in negativo. In sostanza, la spinta esterna alla crescita s’indebolisce.
Il rallentamento si rispecchia anche nell’andamento della Borsa di Francoforte che in questi giorni neri ha fatto segnare record negativi, a braccetto con Parigi. Se si mettono a confronto gli indici a fine luglio, prima che cominciasse l’ondata di vendite, con lo stesso periodo del 2009, quando le Borse stavano cominciando la loro ripresa, si vede che il Cac 40 è passato da 3.300 a 3.700, una delle performance più fiacche d’Europa. Il Dax di Francoforte in queste ultime settimane è sceso addirittura sotto il livello di tre anni fa. Non tutto fila liscio, insomma, sulle due rive del Reno, nonostante l’arrogante fiducia mostrata da Angela Merkel e Nicolas Sarkozy nel loro altolà ai governi del sud Europa. Proprio ieri è arrivata una lucina rossa dai cds (credit default swap) sul debito tedesco: il costo per assicurarsi dall’insolvenza è salito a 83 punti, superando quello sui titoli britannici. Mentre il differenziale tra i Bund, i Btp e i Bonos è sceso attorno ai 270 punti base. Insomma, commissari o podestà, nessuno è al riparo né può fare da solo.